Agricoltura

Quote latte, rischio sforamento

 Di redazione -  31/3/2013  -

La campagna sta finendo e ci si avvita sui numeri nella speranza di non avere “splafonato” il tetto produttivo assegnato a ciascun allevatore dalla U.E.

 Agea ha pubblicato i dati produttivi del mese di gennaio 2013, secondo i quali a livello nazionale si registra complessivamente un +0,29 per cento nei confronti dello stesso periodo della campagna precedente (8.954.540 tonnellate contro 8.928.487) .

Un dato, parzialmente  incoraggiante, a  conferma di un  trend in continua diminuzione rispetto ai numeri dei mesi scorsi (settembre +1,95 per cento, ottobre +1,50 per cento, novembre +1,11 per cento e dicembre +0,65 per cento). Se si considera il solo mese di gennaio 2013, la produzione ha fatto segnare un -2,75% rispetto al 2012.

Ma il rischio sforamento è ancora in agguato. Basta, infatti, superare di un solo kilogrammo  la quota nazionale per incorrere nel super prelievo per tutti quegli allevatori che, superando il proprio quantitativo prefissato, non sono inseriti nelle priorità di restituzione.

Il regime delle quote latte dovrebbe terminare nel 2015  e  è difficile immaginare quale altro artificio l’UE ci propinerà. Qualunque esso sarà, l’Italia riuscirà ad applicarlo male; cè da scommetterci. Se invece non ci saranno artifici ma solo mercato libero allora ne vedremo delle belle e la domanda che ci porremo sarà: che fine faranno le nostre imprese lattiere?.

Nessuna incompatibilità per Alai.

 

di Redazione -

Reggio Emilia,  01 Aprile 2013  -

Parere legale ed espressione unanime di Esecutivo e Consiglio. Condizione preesistente anche alle dimissioni da Itaca.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi e le accuse di incompatibilità di carica per il presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai. E’ quanto si evince dal parere legale.  Una condizione questa che già sussisteva prima delle dimissioni dalla presidenza di Itaca.

 

Sono queste le conclusioni cui sono giunti, all’unanimità, il Comitato Esecutivo (26/3/2013) e il Consiglio di amministrazione del Consorzio del Parmigiano Reggiano (27/3/2013) rispetto alla presunta “riconducibilità” dello stesso presidente Alai, proprio in qualità di presidente di Itaca (incarico dal quale si è dimesso due mesi fa) e attraverso le partecipazioni di quest’ultima, alla società Ungherese Magyar.

Comitato Esecutivo e Consiglio di amministrazione del Consorzio hanno innanzitutto preso atto del parere espresso da uno studio legale, che in modo netto esclude tale “riconducibilità”, essendo del tutto assente qualsiasi possibilità di influenza sulla capacità decisionale dell’azienda in questione o anche solo la possibilità di sfruttare a proprio vantaggio, in danno del Consorzio, ogni e qualsiasi informazione appresa nell’esercizio del suo incarico consortile.

Al parere legale, si sono poi associate le spiegazioni di dettaglio fornite agli amministratori del Consorzio dal presidente Alai, ed è proprio su queste due basi che il Consiglio di Amministrazione, dopo aver ascoltato anche la relazione del Comitato Esecutivo, ha stabilito all’unanimità che “nel caso in questione non sussistono, e non sussistevano nemmeno in precedenza alle sue dimissioni da Itaca, condizioni di “riconducibilità e quindi di non conformità all’articolo 37 dello Statuto”.

“Per parte mia – sottolinea Giuseppe Alai – non avevo dubbi, ma da Itaca mi sono dimesso ben prima che venisse artatamente sollevata la questione della presunta incompatibilità con l’incarico di presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano”. “Su questo punto – prosegue Alai – le decisioni spettano sempre e in ogni caso ai produttori sulla base di una valutazione che dovrebbe esclusivamente riguardare risultati e programmi, e non essere inficiata da interessi che non hanno nulla a che vedere con quelli che i produttori legano ai loro redditi, alla tutela della qualità e dell’immagine del prodotto, alla sua affermazione su nuovi mercati che consentano di dare prospettive di sviluppo e stabilità al comparto”.

“E’ proprio di questi obiettivi – prosegue Alai – che vorrei si parlasse e che solo su questi si lavorasse, perché il problema, semmai, è come rafforzare la tutela dei redditi, continuare ad accrescere l’export e far fronte ad una concorrenza che punta molto sui prezzi e, quindi, diviene molto più aggressiva in presenza della pesante crisi economica che investe il nostro Paese e riduce la capacità di acquisto delle famiglie”.

“Se questo passaggio – per quanto grave e spiacevole – era necessario per sgombrare il campo da ogni dubbio e rendere più unito il mondo lattiero-caseario comprensoriale, ben venga”, conclude Alai; sarei invece molto più rammaricato se si fosse trattato di una “querelle” sollevata per nascondere altri interessi”.

 

 

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SOMMARIO Anno 12 – n° 13 2 Aprile 2013

1.1 editoriale

Semplicemente Buona Pasqua

2.1 Alimentari e crisi

Coldiretti, boom acquisti solo da ambulanti e mercati. -0,2% anche per i discount

3.1 Carne Rossa

Crisi: Coldiretti, più poveri a tavola con -7% carne nel 2013

4.1  lattiero caseario

Caseari: anche la terza settimana di marzo con scarse novità

5.1  crisi e consumi

Elettricità -4% e la Coop si prepara a lasciare la Campania?

6.1 ambiente&acqua

Il business delle acque in bottiglia

7.1 aspettando vinitaly

Il vino italiano è cool, all’estero

7.2 vinitaly 7-10 Aprile

Vino italiano nel mondo tra curiosità e manie.

7.3 vinitaly 7-10 Aprile. 

Identikit dei nuovi consumatori globali

8.1 VERONA

A ENOLITECH 2013 la cantina diventa digitale

Coldiretti, boom acquisti solo da ambulanti e mercati. -0,2% anche per i discount

di redazione – Parma, 28 marzo 2013  -

Boom acquisti solo da ambulanti e mercati per frutta (+5,9%) e ortaggi (+18,3%).

E’ quanto evidenzia l’indagine di Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat sul commercio al dettaglio e relativamente ai dati del primo mese del 2013.

Il mese di gennaio registra un calo medio del 2,3 per cento, rispetto allo scorso anno, distribuito in tutte le tipologie distributive tradizionali, dai piccoli negozi (-1,5 per cento) alla grande distribuzione (-1,5 per cento) fino ai discount (-0,2 per cento).

L’ effetto – sottolinea la Coldiretti – è stato la presenza di meno ortofrutta nel carrello degli italiani con un taglio del 4,2 per cento negli acquisti in quantità di frutta e del 3 per cento in quello di ortaggi sulla base delle rilevazioni Gfk. Ma a cambiare sono anche  le fonti d’acquisto che a vedono crescere la quota di ambulanti e mercati anche degli agricoltori del  5,9 per cento per la frutta e del 18,3 per cento per gli ortaggi mentre scendono i canali tradizionali rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Il risultato complessivo è che – prosegue la Coldiretti – dall’inizio della crisi sono spariti 48 chili di frutta e verdura dal carrello delle famiglie italiane che nell’ultimo anno hanno acquistato in media 331 chilogrammi di frutta e verdura per un totale di appena 8 milioni di tonnellate. Una analisi che – precisa la Coldiretti – assume aspetti allarmanti se il confronto viene fatto con l’anno di inizio della crisi: nel 2008 le quantità acquistate per famiglia erano di 379 chili per un totale di ben 8,4 milioni di tonnellate.

Le difficoltà economiche – rileva la Coldiretti – hanno provocato un profondo cambiamento degli stili di vita degli italiani a partire dall’alimentazione con effetti anche sulla salute. Si registra un pericoloso abbandono dei principi base della dieta mediterranea che è universalmente conosciuta come importante nella prevenzione delle malattie, da quelle di stagione a quelle cardiovascolari fino ai tumori. Un elisir di lunga vita che combatte l’invecchiamento e che ha fino ad ora garantito agli italiani una vita media di 79,4 anni per gli uomini e di 84,5 per le donne, tra le piu’ elevate al mondo.

Nel corso del 2012 molti italiani hanno invece abbandonato i principi base della dieta mediterranea con un calo nei consumi familiari di pesce fresco (-3 per cento), vino (-3 per cento), ortofrutta (-2 per cento) e olio di oliva (-1 per cento) anche se hanno portato in tavola piu’ pasta (+1 per cento), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea. A variare non è stato pero’ solo il menu ma anche il livello qualitativo dei prodotti acquistati con un preoccupante forte aumento della presenza di cibi low cost che non sempre sono in grado di garantire standard di qualità e sicurezza elevati. Ad esempio – sottolinea la Coldiretti – sono aumentati del 17 per cento gli acquisti di olio di oliva nei discount mentre sono diminuiti del 3 per cento nei supermercati e addirittura del 31 per cento nel dettaglio tradizionale. Ma con la crisi in un anno – precisa la Coldiretti – è anche praticamente raddoppiata al 12,3 per cento la percentuale di italiani che dichiara di non poter approntare un pasto adeguato in termini di apporto proteico ogni due giorni. Il risultato – continua la Coldiretti – è un indebolimento fisico che rende gli italiani piu’ vulnerabili alle malattie.

La necessità di garantire una adeguata alimentazione è al centro dell’impegno della Fondazione campagna Amica che attraverso la rete di mercati, botteghe e ristoranti offre l’opportunità di fare la spesa direttamente dagli agricoltori con prodotti locali, genuini, rintracciabili, stagionali e raccolti al momento giusto, con il miglior rapporto prezzo/qualità.