Ambiente

Crisi: Record di 1,1 mln di mq di orti in città. Come in guerra

 - 08 maggio 2013 -

Mai così tante aree verdi sono state destinate ad orti pubblici nelle città dove si è raggiunto il record di 1,1 milioni di metri quadri di terreno di proprietà comunale divisi in piccoli appezzamenti e adibiti alla coltivazione ad uso domestico, all’impianto di orti e al giardinaggio ricreativo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del rapporto Istat sul Verde Urbano presentata in occasione di “Cibi d’Italia” di Campagna Amica al Castello Sforzesco di Milano dove si sono svolte vere lezioni pratiche per diventare “hobby farmer” con figure dedicate che opereranno progressivamente in tutta Italia dove si registra un vero boom con circa 21 milioni di italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto o curano il giardino.

Le coltivazioni degli orti urbani non hanno scopo di lucro, sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e forniscono prodotti destinati al consumo familiare e, oltre a rappresentare un aiuto per le famiglie in difficoltà, concorrono a preservare spesso aree verdi interstiziali tra le aree edificate per lo più incolte e destinate all’abbandono e al degrado. Secondo il censimento effettuato dall’Istat quasi la metà (44 per cento) delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia – sottolinea la Coldiretti – ha previsto orti urbani tra le modalità di gestione delle aree del verde, con forti polarizzazioni regionali: il 72 per cento delle città del Nord-ovest, poco meno del 60 per cento e del 41 per cento rispettivamente nel Nord-est e nel Centro (con concentrazioni geografiche in Emilia-Romagna e Toscana, ma ben rappresentati anche in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e nel Lazio). Nel Mezzogiorno, infine, risultano presenti solo a Napoli, Andria, Barletta e Palermo.

La crisi economica – rileva la Coldiretti – fa dunque ricordare i tempi di guerra quando nelle città italiane, europee e degli Stati Uniti si diffondevano gli orti per garantire approvvigionamenti alimentari. Sono famosi i “victory gardens” degli Stati Uniti e del Regno Unito dove nel 1945 venivano coltivati 1.5 milioni di allotments sopperendo al 10 per cento della richiesta di cibo. Ma sono celebri anche gli orti di guerra italiani nati al centro delle grandi città per far sì che, nell’osservanza dell’imperativo del Duce, “non (ci fosse) un lembo di terreno incolto”. Sono negli annali della storia le immagini del foro Romano e di piazza Venezia trasformati in campi di grano e la mietitura svolta in piazza Castello, centro e cuore di Torino in ogni epoca.

Ora i tempi sono cambiati ed ai motivi economici si sommano quelli di volersi garantire cibo sano da offrire a se stessi e agli altri od anche la voglia di voler trascorrere piu’ tempo a contatto con la natura. Una tendenza che  continua la Coldiretti – si accompagna anche da un diverso uso anche del verde privato con i giardini e i balconi delle abitazioni che sempre piu’ spesso lasciano spazio ad orti per la produzione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza. Con la crisi fare l’orto è diventato – sostiene la Coldiretti – una tendenza assai diffusa che ha raccolto molti appassionati che possono oggi scegliere tra le tante innovazioni presenti sul mercato anche a seconda dello spazio disponibile. Dall’orto portatile a quello verticale, dall’orto “riciclabile” a quello in terrazzo, da quello rialzato a quello didattico, ma anche l’orto urbano e le tecniche di “guerrilla gardening” che possono essere adottate da quanti non hanno spazi disponibili per piantare ortaggi e frutta nei terreni disponibili nei centri delle città.

Gli “hobby farmers”– spiega la Coldiretti – sono una fascia di popolazione composta da giovani e anziani, da esperti e nuovi appassionati, che coltivano piccoli appezzamenti famigliari, strisce di terra lungo ferrovie, parchi e campi di calcio, balconi e terrazzi arredati con vasi di diverse dimensioni o piccole aree con acqua e sgabuzzino per gli attrezzi messe a disposizioni dai comuni in cambio di affitti simbolici.

Nel caso di orto su un balcone di medie dimensioni si può ipotizzare un costo che oscilla fra i 40 e i 50 euro per 2 contenitori da 80 centimetri di lunghezza, con la giusta quantità di terra e 6 piantine orticole più diverse essenze aromatiche, dove la maggior parte del costo è rappresentato proprio dai vasi che certamente non si buttano via a fine stagione, ma possono essere riutilizzati per più anni. Le singole piantine orticole possono costare fra i 25 e i 30 centesimi per confezioni multiple. Il segreto del piccolo orto sul balcone – spiega Coldiretti – sta nell’ottimizzare gli spazi all’interno degli stessi vasi, alternando piante più alte come pomodorini, peperoni e melanzane, con alla base composizioni di prezzemolo, basilico ed erbette. L’ideale è attrezzare un lato del balcone con le orticole e l’altro con le aromatiche (come timo, salvia e menta).

Se invece si ha a disposizione un piccolo appezzamento di terreno, in appena 10 metri quadrati si possono coltivare: 4 piante di pomodori, 4 piante di melanzane, 2 piante di zucchine, 8 piante di insalata e 4 piante di peperoni per una produzione media di oltre 25 chili di verdura. Oltre a quello sul balcone o al tradizionale a terra, a causa degli spazi sempre più ristretti nelle città – conclude Coldiretti – stanno nascendo anche nuove tipologie di orti: da quelli a parete che si appendono all’esterno e nei quali trovano spazio fragoline, peperoncini, insalatine ed erbe aromatiche o quelli “pocket” costituiti da mini vasi in materiale riciclabile che possono essere sistemati senza problemi anche a bordo finestra sui davanzali più stretti.

LE DIVERSE TIPOLOGIE DI ORTO

L’orto a porter ovvero l’orto da passeggio è forse quello più bizzarro ed è scelto da coloro i quali vogliono essere veramente alla moda. Si tratta – spiega la Coldiretti – di piccoli vasi o bicchieri meglio se in bioplastica con pianticelle da portare in giro e una volta a casa adagiare su un substrato più “comodo”.

L’orto verticale invece è da preferire quando lo spazio scarseggia. Una delle tante soluzioni può essere quella di creare dei pannelli di legno in varie dimensioni con un substrato fertile e tante tasche, che possono essere anche di stoffa, dentro alle quali piantare e coltivare verdure o fiori con radici poco profonde.

L’orto riciclato è l’ideale per coloro che non vogliono sprecare plastica o vetro. Basta inventare un piccolo vaso utilizzando vecchie bottiglie in plastica tagliate, tetrapak, scatole di alluminio,  contenitori in polistirolo ecc per piantare simpatiche piantine da orto da far crescere rispettando l’ambiente.

L’orto in terrazzo è sicuramente il più diffuso in Italia. Anche in poco spazio in terrazzo un bel vaso può ospitare piante officinali, spezie e qualche piccolo ortaggio stando ben attenti all’esposizione solare e alla quantità di acqua da somministrare alle piante.

L’orto rialzato viene scelto – riferisce la Coldiretti – da chi non dispone di un giardino o un lembo di terra, ma ha ampio spazio in cemento da poter sfruttare oppure non è nelle condizioni di potersi chinare per lavorare la terra. Allora si utilizzando dei vasconi, meglio se in legno di cedro in cui poter piantare ortaggi, frutta e fiori.

Attraverso l’orto didattico, diffuso nelle scuole e nelle aziende agrituristiche di Campagna Amica – Terranostra aperte ai bambini, si apprendono la stagionalità, la cultura della campagna e i suoi valori storici, economici e sociali. I ragazzi capiscono l’importanza delle tradizioni contadine,  lo stretto legame con la natura e l’importanza del rispetto dell’ambiente. In una società sempre più a rischio di cementificazione è molto importante dedicare attenzione alle “pratiche verdi” anche tra banchi e lavagne ed è bellissimo vedere i giardini delle scuole sottratti all’incuria, fiorire e diventare luogo di gioco e apprendimento per bambini e ragazzi.

(Fonte Coldiretti)

Tromba d’aria nel modenese, ingenti danni all’agricoltura. Il Presidente Palma Costi in visita.

Bologna, 05 maggio 2013 –
Tromba d’aria, l’assessore Rabboni: “Incontro con le Province e le associazioni agricole per attivare le procedure necessarie alla dichiarazione di ‘evento calamitoso’ da parte del ministero dell’Agricoltura”

Un incontro urgente, agli inizi della settimana prossima, per attivare le procedure necessarie alla dichiarazione di “evento calamitoso”. Lo annuncia l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni. “I danni all’agricoltura causati dalla tromba d’aria e dalla grandine dello scorso pomeriggio sono notevoli e si aggiungono purtroppo a quelli della siccità del 2012, del terremoto e della prolungata piovosità degli ultimi mesi – sottolinea l’assessore – . All’inizio della prossima settimana incontreremo le Province e le associazioni agricole dei comuni danneggiati per attivare le procedure necessarie alla dichiarazione di ‘evento calamitoso’ da parte del ministero dell’Agricoltura, provvedimento che consentirà di far intervenire il Fondo di Solidarietà nazionale per l’indennizzo dei danni materiali e l’esenzione dai pagamenti fiscali, previdenziali e contributivi alle aziende agricole danneggiate”.

 ”Anche per questa nuova  emergenza – commenta il presidente della Regione Vasco Errani - è indispensabile una risposta rapidissima ed inderogabile da parte del Governo”.

MALTEMPO. PRESIDENTE COSTI IN VISITA A SAN MARTINO IN SPINO (MO) DOPO TROMBA D’ARIA: ” CE LA FAREMO ANCHE STAVOLTA”.

La presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Palma Costi, ha visitato questa mattina San Martino in Spino, la frazione di Mirandola in provincia di Modena che risulta il centro abitato più investito dalla tromba d’aria che ha colpito venerdì pomeriggio diversi territori del bolognese e del modenese.

Ad accompagnarla c’era Marco De Paoli, vicepresidente dell’Assemblea legislativa del Trentino Alto Adige, con cui Costi aveva partecipato in mattinata all’inaugurazione del polo scolastico del Sacro Cuore di Finale Emilia distrutto dal terremoto di quasi un anno fa.

“Siamo passati da una zona ricostruita ad una da ricostruire”, spiega la presidente “e ciò mi permette di rimanere convinta che anche in questo caso riusciremo a farcela, nonostante le angosce che continuano a colpire la nostra terra”.

Palma Costi, nella giornata di ieri, aveva già visitato Castelfranco Emilia e le zone del bolognese, “ma qui siamo davanti all’unico caso di luoghi della collettività seriamente danneggiati”.

Gli ultimi dati della Protezione civile parlano per tutta l’emergenza di 119 sfollati e di oltre un centinaio di edifici danneggiati, mentre non è ancora disponibile una stima dei danni.

I prossimi passi dell’Assemblea saranno, anticipa la Presidente, “sostenere l’impegno della Giunta regionale nei confronti del Governo centrale per il riconoscimento dello stato di calamità” e “ascoltare in Aula la relazione dell’esecutivo sulla situazione, per cui abbiamo già fatto richiesta, che avverrà con tutta probabilità martedì prossimo”.

(fonte regione Emilia Romagna)

 

 

Piacenza, STOP ai trattamenti con elicottero

Piacenza, 08 Maggio 2013 –

 Ghilardelli: “Risultato importante a favore della vallata”

Nei prossimi giorni inizieranno i trattamenti ai vigneti e da quest’anno non si farà ricorso all’uso dell’elicottero. “Un risultato importante nel rispetto dell’ambiente a favore della vallata” è quanto afferma Manuel Ghilardelli assessore provinciale all’Agricoltura . Nei fatti non ci sarà più in val Tidone (unica realtà in provincia di Piacenza) l’elicottero a distribuire gli anticrittogamici sorvolando i vigneti di vecchi impianti  a favore delle aziende viticole, in quanto sono stati superati gli ostacoli che un tempo, negli anni ’80, richiedevano l’intervento dell’elicottero per garantire la produzione viticola a un quarto della viticoltura della val Tidone. Contemporaneamente anche la normativa europea è diventata molto più restrittiva e, salvo casi molto particolari, vieta l’uso del mezzo aereo per distribuire i prodotti fitosanitari.

(Fonte Provincia di Piacenza)

OGM, EFSA respinge la richiesta della Pioneer

29 Aprile 2013 -

L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha potuto esprimersi in via definitiva sulla domanda della multinazionale americana Pioneer Overseas Corporation relativa all’autorizzazione a importare in Europa il mais Ogm 98140, resistente agli erbicidi glifosate e inibitori dell’Als – acetolattato sintasi (ad es. Chlorimuron e thifensulfuron), per l’utilizzo nel settore alimentare e mangimistico. Non è prevista la coltivazione del prodotto in Europa. Il mancato parere dipende dal fatto che la Pioneer non ha presentato i dati essenziali per eseguire una valutazione completa del rischio.

Le sperimentazioni effettuate della multinazionale si sono rivelate, infatti, insufficienti, in quanto le prove negli Usa e nel Canada avevano come standard un mais anch’esso Ogm (contrariamente a quanto richiesto dalla linea guida, secondo cui il confronto deve essere fatto con un mais convenzionale), mentre quelle effettuate in Europa sono state condotte utilizzando uno standard di riferimento corretto ma in una sola annata, contro un minimo ammissibile di due.

In particolare, l’Efsa non è riuscita a giungere a una conclusione complessiva sui potenziali rischi per la salute umana e animale derivanti dal mais Gm (geneticamente modificato) 98140 resistente agli erbicidi in quanto la richiesta di valutazione non ha soddisfatto tutti gli standard minimi stabiliti dalle linee guida dell’Autorità.

Il gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati (Gmo) dell’Autorità ha riscontrato l’impossibilità di eseguire la valutazione comparativa del mais Gm, dal momento che gli studi presentati a corredo della richiesta di autorizzazione contenevano dati insufficienti sulle caratteristiche della pianta, ad esempio per quanto riguarda la composizione e l’aspetto.

Secondo l’Efsa, la valutazione comparativa, in cui le piante geneticamente modificatee gli alimenti e i mangimi da esse derivati sono confrontati con i rispettivi omologhi ottenuti con metodi convenzionali, noti come varietà di controllo, costituisce il requisito fondamentale per la valutazione del rischio da Ogm. L’assunto alla base di questo metodo, previsto dalla legislazione dell’Unione europea vigente per tutte le richieste di autorizzazione di Ogm, è che, poiché l’uso sicuro degli alimenti e dei mangimi derivati da piante coltivate in modo convenzionale è ben documentato, questi possono servire come base per la valutazione del rischio da alimenti e mangimi derivati da piante Gm.

Dopo una valutazione iniziale delle prove sul campo eseguite dal richiedente, l’Agenzia ha concluso che la varietà di pianta scelta dal richiedente come varietà di controllo non fosse valida. Come per quasi tutte le richieste di autorizzazione di Ogm presentate all’Efsa (ad oggi il 98 per cento), gli scienziati dell’Autorità hanno, quindi invitato il richiedente a presentare dati supplementari che consentissero un’adeguata valutazione del mais GMm98140. Invece, nemmeno stavolta le informazioni fornite dall’azienda relativamente alle prove sul campo eseguite per la valutazione comparativa hanno soddisfatto i criteri prescritti nei documenti guida.

Per alcuni aspetti del fascicolo di richiesta, tuttavia, il gruppo Ogm è stato in grado di condurre a termine la valutazione della sicurezza. L’Efsa ha concluso di non aver riscontrato alcuna indicazione di allergenicità relativa alle nuove proteine espresse GAT4621 and ZM-HRA nella pianta Gm. L’enzima GAT4621 é  una glifosate acetiltransferasi (Gat), la cui sintesi è codificata da una forma ottimizzata del gene GAT4621, trasferito dal Bacillus licheniformis nel corredo genetico del mais 98140, per acquisire la resistenza al famoso derivato della glicina.

La linea guida prevede che le proteine debbano essere testate in studi di somministrazione ripetuta della durata di almeno 28 giorni. Lo studio prodotto dal notificante, seppur non avesse evidenziato particolari criticità, non riportava nessun dato sull’ematologia e la coagulazione, indispensabili per esprimere un giudizio sulla sicurezza della sostanza testata. L’altro complesso proteico Zm – HRA, che conferisce resistenza agli erbicidi inibitori dell’Als, essendo una versione ottimizzata di un gene proveniente dal mais stesso, non ha invece fornito preoccupazioni particolari.

L’Efsa ha, infatti, confermato che gli elevati livelli di taluni costituenti del mais Gm 98140 (aminoacidi trovati anche in piante convenzionali) non hanno dato adito a motivi di preoccupazione per la sicurezza di esseri umani e animali. Il gruppo ha inoltre concluso che è improbabile che il mais Gm abbia effetti avversi sull’ambiente nel contesto degli usi per esso previsti in alimenti e mangimi, nonché a finalità di importazione e di lavorazione.

Ma nel complesso, a causa delle inadeguatezze presenti nella valutazione comparativa eseguita dal richiedente, l’Autorità non ha potuto completare la valutazione del rischio da mais 98140 e non è stata quindi in grado di pervenire a conclusioni in merito alla sua sicurezza per quanto riguarda i potenziali effetti sulla salute umana e animale.

La valutazione del rischio è stata eseguita dall’Efsa  in base al suo mandato, che è quello di fornire consulenza scientifica indipendente alle istanze decisionali dell’Unione europea. I gestori del rischio della Commissione europea e gli Stati membri tengono conto delle valutazioni dell’Agenzia, insieme ad altri fattori, al momento di decidere in merito all’autorizzazione degli Ogm.

(Fonte Coldiretti “Il Punto” 21 aprile 2013)