lamberto colla

SOMMARIO Anno 12 – n° 37 16 settembre 2013

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SOMMARIO Anno 12 – n° 37 16 settembre 2013

 

1.1 editoriale

Tra crisi e spinte indipendentiste

2.1 biologico

SANA: “Bravo Bio”, menzioni speciali per due “emiliani”

2.2 biologico

SANA chiude con +20% di visitatori

3.1 lattiero caseario

Leggera ripresa per Grana Padano e Parmigiano nelle stagionature intermedie

3.2 cooperazione

Agrinsieme nata per dare risposte  a problemi comuni

4.1 horeca

Bevande alcoliche, il rischio di consumi illegali

5.1 carne

La “Buona Carne”

6.1 UE – latte

Dopo la fine delle quote latte

6,2 emergenza aviaria

AVIARIA: un mese ancora e l’emergenza dovrebbe cessare

6,3 Eventi: sana

Biologico in Salute

7.1 Salute                          Aviaria, terzo contagio umano

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Tra crisi e spinte indipendentiste

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11 settembre, una catena umana di 400 chilometri per chiedere l’indipendenza della Catalogna.

di Lamberto Colla — Parma, 15  settembre 2013 -

Il fatto di cronaca dal prendo spunto è la DIADA , la festività spagnola o meglio Catalana che la regione   è tornata a celebrare nel 1980, dopo la caduta del Generale Franco.  l’11 settembre 1714 è stato l’ultimo giorno d’indipendenza catalana  dopo 14 mesi d’assedio di Barcellona per opera delle truppe Borboniche. Perciò, ogni 11 di settembre si organizzano concerti, diverse manifestazioni con grandi striscioni, vengono portate corone di fiori ai monumenti storici e la gente intona l’inno della Catalogna, fra tante altre attività che celebrano l’identità nazionale.

Dalla identità nazionale alla spinta separatista il volo non è proprio breve. Fatto sta che, in questa prolungata crisi economica, le spinte indipendentiste europee si allargano a macchia d’olio.

- Catalogna e Scozia sempre più vicine al referendum e poi a chi tocca? -

Il modello europeo degli Stati nazionali con la crisi dell’euro, sta mostrando le sue crepe. Da una parte gli interessi nazionali rallentano l’architrave europea e dall’altra le richieste indipendentiste regionali ne destabilizzano la leadership.

Già lo scorso anno il Belgio diede un forte segnale  di quanto l’etnia abbia il suo peso nel comune senso dello stato e della appartenenza ad esso. La netta vittoria nelle Fiandre dell’N-va alle amministrative belghe – nello scorso ottobre – (in particolare il successo ad Anversa, dove sarà sindaco il leader Bart De Wever) riporta il clima all’agenda politica la richiesta di più autonomia per la ricca regione del Nord, stanca di finanziare la più povera Vallonia e soprattutto, aggiungo io, francofona. Valloni e Fiamminghi due popoli distinti con nulla o quasi in comune, nemmeno la lingua.

Dopo lunghe trattative anche la Scozia ha ottenuto, dal premier Cameron, la possibilità di indire un referendum sull’indipendenza di Edimburgo da Londra  nell’ottobre 2014.

“Speriamo che questa Diada avvicini il giorno dell’indipendenza”. Il tweet di David Olmedo, uno dei tanti che esprimono il desiderio di indipendenza della regiona Catalana.

Il 52% dei catalani è, infatti, a favore dell’indipendenza e l’80,5% è d’accordo a consentire la
convocazione di un referendum sulla sovranità, stando al sondaggio realizzato dall’Osservatorio di MyWord per la radio Cadena Ser.  350.000 le persone che si erano iscritte per coprire i 400 chilometri che uniscono il nord al sud della regione. E non è nulla in paragone al 2012 quando tra 1,5 e i due milioni di persone si radunarono per affermare un desiderio di indipendenza ancestrale ma ancor più sentito e voluto in questo lungo periodo di crisi economica.

E domani chi sarà a chiedere l’indipendenza? I “padani”, gli “altoatesini”, i “siciliani”, i “galluresi”? Per il momento la nostra “Lega”  sta a guardare con ammirazione verso Barcellona. Lo scorso 10 settembre, alla vigilia della Diada appunto, il Vice presidente del Consiglio Regionale lombardo, Fabrizio Cecchetti (Lega Nord), si è presentato al Pirellone con tanto di maglietta “pro referendum” catalano. “La spinta indipendentista in atto in Catalunya – ha commentato Cecchetti –  è fondamentale per l’affermazione dei processi  di autodeterminazione dei popoli. La catena umana di domani è infatti un’occasione per ribadire l’importanza di un modello che proponiamo da anni, quello dell’Europa dei popoli e delle regioni, che si rende necessario per superare il fallimento dell’Unione Europea e degli stati nazionali ormai sempre più lontani dalle esigenze reali dei cittadini e dei territori.”

Le difficoltà delle aree regionali attuali

La stretta amministrativa e la severità imposta dalla UE, sta incrinando la tenuta anche di alcune regioni diverse dalle mediterranee già ad alto rischio come Spagna, Grecia, Portogallo e Italia, così “simpaticamente” raccolti sotto l’acronimo PIGS.

E’ il caso della virtuosa Germania, all’interno della quale il debito dei Lander è salito a 622 miliardi, un terzo del debito nazionale, con 27 miliardi di soli interessi. Il buco cronico è Berlino, capitale sovvenzionata da prima che cadesse il Muro. La Francia non se la passa meglio, se soltanto si considera che in dieci anni le spese delle collettività locali sono aumentate del 60% (da 137 a 213 miliardi). La Corrèze, il dipartimento del presidente Hollande, risulta il più indebitato (350 milioni), ma in molti si riscontrano forti disparità di costi e servizi per abitante.

- Conclusioni -

Se la Scozia nell’autunno 2014 dovesse diventare stato indipendente come sarebbe il suo rapporto con la UE? Altrettanto dicasi per la Catalogna se riuscirà nell’intento di farsi autorizzare il referendum entro il prossimo maggio. Così via per tutte quelle regioni che, alla luce delle prime esperienze Scozzese e Catalana, potranno rialzare la testa per dare l’ultima spallata alla solidità dell’UE.

Nei Trattati dell’Unione Europea non vi è traccia in merito al comportamento da adottare nei confronti di un nuovo Stato che dovesse nascere per separazione da uno Stato membro.

Il problema è serio e forse anche imminente. Credo valga la pena che l’UE inizi a ragionare sia sulla rigidità amministrativa sia sulla spinta indipendentista, sempre più estesa e dilagante, come conseguenza dell’austerity  imposta dall’asse Bruxelles Berlino.

 

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SOMMARIO Anno 12 – n° 36 9 settembre 2013

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SOMMARIO

Anno 12 – n° 36 9 settembre 2013

1.1 editoriale

Anche i ricchi piangono?

2.1 biologico

Ismea al Sana presenta i dati del biologico

3.1 lattiero caseario

Latte spot conferma il record di fine agosto: 51,3€ 100 litri

3.2 Borse studio

Barilla per i giovani. 10 borse di studio da 40.000€. Iscrizioni entro il 30 settembre.

4.1 eventi

50 anni di Consorzio “Parma”

5.1 vino

Si beve “Lungarotti” nei cieli russi

6.1 aviaria

AVIARIA: dopo il primo caso di contagio umano il Codacons attacca il Ministero della salute

6,2 agricoltura e istat

De Girolamo: priorità è ridare fiducia ad aziende e cittadini

6,3 novita’ per bimbi

7.1 novità

Granarolo per i bimbi

7.1 vitivinicoltura   

Vendemmia 2013: produzione in leggero aumento, buona la qualità

 

Anche i ricchi piangono?

Poveri_ma_belli - renato salvatori e maurizio Arena _cibus

di Lamberto Colla —

Almeno una volta eravamo “Poveri ma Belli”.

Parma, 7  settembre 2013 -

L’estate sta finendo e i palinsesti delle diverse reti stanno scaldando i motori per la ripresa della nuova stagione televisiva. Tra i primi a rimettersi in moto, tra le proposte di programmi giornalistici d’inchiesta, è stato, lunedi scorso, “PresaDiretta” condotto dal bravo e pacato Riccardo Iacona,  con una serie di 4 puntate imperniate sulla distribuzione della ricchezza. Dopo aver raccontato l’enorme ricchezza privata del nostro paese nella prima puntata, accende le sue telecamere sulla ricchezza invisibile, quella non accertata, i soldi dell’evasione e quelli prodotti dalla grande criminalità organizzata. Questo il tema della prossima puntata di lunedi 9 settembre. Già con la prima puntata, però, Iacona ha fatto “bingo”. Il confronto proposto tra ricchi e poveri del nostro Paese ha catalizzato l’attenzione di quasi 2.200.000 ascoltatori.  

Ricchezza e povertà: trend opposti

Elemento di traino della puntata senza dubbio l’argomento: il lusso sfrenato contrapposto al l’indigenza crescente. La squadra di giornalisti Rai3, capitanata da Riccardo Iacona, è riuscita ad evidenziare dei dati allarmanti: l’Italia è una nazione dove la ricchezza privata emerge ben più che in altre nazioni, come la Francia e la Germania. Altro elemento distonico emerso sta nella tendenze registrate dei dati economici: da una parte i consumi sono in decrescita su tutti i settori, dall’abbigliamento al cibo, mentre dall’altro i beni di lusso sono in continua ascesa.

La cruda realtà dei numeri proposti da Iacona, fotografano la realtà peggiorata da tre anni di governo tecnico:

  • 1 milione di disoccupati (3.144.000 totali)
  • 4.200 aziende corrispondenti a 43 fallimenti al giorno

9.600.000 persone vivono in stato di povertà relativa (16% della popolazione)

5.000.000 di persone vivono in stato di povertà assoluta (+615 poveri al giorno)

+530.000 cassintegrati dall’inizio anno.

A questi dati si contrappongono quelli relativi alla ricchezza e al suo allocamento:

9mila miliardi di euro è il valore della ricchezza privata in in Italia. Quasi 5 volte il valore del debito pubblico fermo, si fa per dire, a 2000 miliardi di euro.

240.000 persone multimilionarie (media 5 milioni di euro) ai quali si aggiungono i 9 milioni di milionari che insieme posseggono il 50% del patrimonio privato nazionale. In sintesi il 10% della popolazione detiene il 50% del patrimonio.

E’ appunto da questi dati che l’ex direttore generale di Intesa e ora presidente di SEA, Pietro Modiano, ripropone a Iacona la sua idea già espressa nel 2011: fare una “patrimoniale” da 20 miliardi annui per 4 anni allo scopo di ridare fiato alle trombe (consumi) .

“Abbiamo ancora adesso bisogna di una patrimoniale – spiega Modiano a Iacona – perché siamo in una fase straordinaria, non c’è mai stata una crisi lunga cinque anni. Se noi riusciamo nell’operazione di trasferire risorse da chi ha una bassa propensione al consumo, che sono i ricchi, a chi ha un’alta propensione al consumo, possiamo far ripartire l’economia.”

Apparentemente una soluzione condivisibile seppure di difficile realizzazione. Difficile per il basso tasso di fiducia detenuto dagli italiani verso gli organi dell’amministrazione dello stato e del panorama politico connesso alla incertezza del buon uso di questi prelievi cospicui. Prima sarebbe opportuna  una adeguata e consolidata politica di riordino dei conti pubblici e la rimozione, almeno in parte, delle cause che alimentano il continuo incremento delle spese d’apparato. Una seria “spending review” non è ancora stata proposta. Pertanto, la conseguenza più probabile alla proposta di Modiano sarebbe una nuova fuga di patrimoni verso lidi sicuri oltre confini.

Orgoglio, dignità e buongusto

Se quel 10% di “fortunati” volessero regalare qualcosa al Paese dal quale hanno, con abilità e fortuna,  ottenuto così tanto non sarebbe un gesto sgradito. Renderebbe onore a tutta la categoria dei “paperoni” verso la quale si guarda in parte con invidia e ammirazione e in parte con rabbia e disprezzo. E’ l’opulenza ostentata e la incapacità di rendersi conto della realtà da parte di alcuni di loro che fanno emergere i sentimenti negativi verso la categoria paperoniana. Alcuni esempi ben rappresentati nella trasmissione di Iacona una fra tutti la “signora dei salotti romani” Marisela Federici. Elegante e bella signora amante del “bello” e della ricercatezza. Nipote di un ex presidente del Venezuela, convolata in seconde nozze con Paolo Federici, rampollo di una famiglia aristocratica italiana Marisela Federici è riuscita a mostrare un lato della sua personalità e del suo stile di vita che forse sarebbe stato apprezzato, dai più, nell’epoca fulgida degli anni ottanta quando i piumini monclair e i paninari rappresentavano uno strato più ampio di popolazione. Buon per lei che può permettersi 6 aiutanti domestici, una stanza per i bicchieri, una per le porcellane,  una per le posate  e altre attrezzature destinate a arredare, di volta in volta con stili e temi diversi, le cerimonie private che si consumano nella sua lussuosa e sempre aperta dimora romana.

Quello che invece ha fatto irritare sono stati i diversi momenti di caduta di stile della signora. Una serie di occasioni perdute di regalare perle di buongusto. Affermazioni e atteggiamenti in totale contrasto con la raffinatezza dei ricevimenti che stava narrando all’intervistatrice.

Concordo pienamente con lei che sia “meglio una festa al mese che un analista alla settimana” e potrei anche concordare sul fatto che sia necessario non farsi ottenebrare dalla negatività e perseverare nella ricerca di nuovi lavori e occupazioni. Non posso però tollerare le affermazione fatte calare sull’argomento della crisi e dei suicidi. «Sono gesti disperati, – afferma la nobildonna – che non portano a nulla. Molto meglio la speranza». E poco dopo prosegue incalzata sull’argomento della crisi con un’ultima perla di saggezza «Non voglio essere cinica. Secondo me hanno un altro tipo di problemi. Hanno problemi mentali, più che economici o altro. Sono persone che hanno già una tara mentale che li porta a gesti disperati e conclude con l’invocazione all’azione come fanno i grandi manager: «Lavorassero un po’ di più questi che si lamentano tanto. Che si mettessero a lavorare». Già a lavorare. Qualche scansafatiche c’è in giro ma molti, tantissimi, invece sono disponibili a qualsiasi lavoro, anche solo quello che servirebbe a pagare le sole bollette e un po’ di verdura e frutta per i figli, felici di non avere nulla per sé stessi ma solo la coscienza a posto.

Mortificare l’orgoglio e la dignità sono delitti che andrebbero puniti severamente perchè minano le basi sulle quali si regge la nostra società: la famiglia. Genitori impossibilitati a reagire ai fenomeni che li opprimono che non riescono a garantire un futuro al loro frutto d’amore giovanile la dignità non può essere intaccata. Perduta quella sono precluse tutte le opzioni di speranza tanto invocata dalla signora Marisela. E senza speranza il buio diventa tenebra. Il passo successivo è l’alienazione di sé stessi se un tocco fatato non giunge prima dell’atto estremo. Si, signora, saranno stati malati ma a seguito di una grave malattia: la crisi che li ha, con mano invisibile, soffocati.

 

Riccardo Iacone di PRESADIRETTA

 

Conclusioni

Ammirazione invece  hanno raccolto le testimonianze più umili offerte dalla trasmissione di Iacone. Donne e uomini privati di quasi tutti beni materiali e colpiti da gravi malattie che riescono ancora a tenersi attaccati alla speranza del cambiamento e lo insegnano quotidianamente ai loro figli. Figli che spesso devono “marinare” la scuola perchè non hanno la possibilità di pagarsi il refettorio. Genitori che, nella indisponibilità di quasi tutto, dedicano il loro tempo libero ad assistere altri nelle loro medesime condizioni economiche ma oppressi da peggiori condizioni d’altra natura. Donne e uomini invisibili che reggono pesi enormi che schiaccerebbero degli elefanti capaci di imprese straordinarie. Donne e uomini di cui nessuno, tranne Dio, si ricorderà del loro nome ai quali la società dovrebbe tributare onori. Donne e uomini verso i quali i fortunati dovrebbero concedere qualcosa, almeno per non fare disperdere al vento la loro dignità.

Complimenti a Iacone per come è riuscito a confezionare una trasmissione che ha toccato le corde più sensibili senza la retorica che spesso accompagna alcune inchieste giornalistiche.

Un grazie a coloro che potranno dare il loro contributo a rimettere in carreggiata la macchina Italia e tutte le sue potenzialità ancora inespresse.  A voi politici l’ardua sentenza.