lamberto colla

IMU agricola, No Grazie!

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La posizione delle organizzazioni di categoria sull’abrogazione dell’IMU in agricoltura.

 Roma, 29 agosto 2013 -

Agrinsieme: “La cancellazione dell’Imu agricola incoraggia la ripresa e gli investimenti nel settore primario”

Coldiretti: Ora completare iter per la dismissione dei terreni pubblici

- Agrinsieme -

“Una decisione che incoraggia la ripresa e gli investimenti in agricoltura”. Questo il primo commento di Agrinsieme (il coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane) all’abolizione della prima rata dell’Imu 2013 e alla decisione di una sua definitiva cancellazione per l’anno in corso.

Il Governo ha mantenuto un impegno: il ministro Nunzia De Girolamo ne aveva fatto la priorità del suo incarico ed il premier Enrico Letta, con il vice premier Angelino Alfano, hanno condiviso quella impostazione, attribuendo al settore primario un ruolo strategico.

Hanno così risolto il problema che Agrinsieme aveva posto fin dalla prima istituzione della tassa sugli immobili: cioè averla applicata su beni produttivi e in una misura insostenibile rispetto ai redditi d’impresa del settore. Una denuncia tempestiva che ha  trovato nei molti documenti prodotti in questi mesi ragioni evidenti.

Ora il Governo sarà impegnato ad una revisione complessiva della tassazione immobiliare nel quadro della Legge di stabilità: dal confronto necessario il settore si attende una linea coerente di valutazione delle proprie possibilità impositive per non ripercorrere quanto accaduto con l’Imu, tema oggi finalmente risolto, e con l’Ici che è stata fonte di forte sperequazione per la tassazione dei terreni agricoli

- Coldiretti - 

Ora completare iter per la dismissione dei terreni pubblici

“L’abolizione dell’Imu spinge l’occupazione dei giovani in agricoltura dove uno dei principali ostacoli all’ingresso è proprio determinato dalla disponibilità di terreni e fabbricati rurali colpiti ingiustamente dalla tassa”. E’ quanto ha affermato il delegato dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel commentare l’abolizione dell’Imu sui terreni e i fabbricati rurali. E’ stata finalmente eliminata una delle ragioni che – ha sottolineato Sangiorgio – ha frenato gli investimenti nel settore di tantissimi giovani che desiderano oggi fare impresa in agricoltura ma anche la crescita delle oltre 59mila imprese condotte da giovani under 35 già presenti in Italia. Questo importante intervento sul piano fiscale – ha concluso Sangiorgio – contribuisce ad aumentare l’efficacia del piano di dismissioni dei terreni pubblici a favore dei giovani agricoltori il cui iter ci auguriamo possa essere completato a breve. Il Governo, nonostante le oggettive difficoltà che vive il Paese, ha mantenuto l’ impegno assunto con determinazione dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo davanti ai nostri soci nel patto per l’agricoltura, dimostrando di credere nell’agricoltura quale perno per una nuova stagione di crescita sostenibile del Paese” ha affermato con soddisfazione il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che si tratta  di “una scelta responsabile che riconosce il ruolo ambientale, sociale e culturale della nostra  agricoltura che contribuisce a produrre quei beni comuni che il mercato non remunera”. Il gettito 2012 dell’Imu agricola è stato di 692 milioni di euro, di cui 628 per i terreni e 64 per i fabbricati strumentali. L’Imu agricola è stata pagata da circa 3 milioni di contribuenti, di cui 600mila agricoltori professionali (aziende agricole) secondo i dati divulgati dal ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Aviaria, la salute prima di tutto poi pensiamo alla ricaduta economica

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 Rischio paralisi in Emilia: da sola “fa” il 15% delle uova italiane.

 di Lamberto Colla -

Parma, 29 agosto 2013

I controlli hanno funzionato come tutti si aspettavano da quel gioiello che il servizio veterinario nazionale. Una sicurezza troppo spesso messa alla prova ma dalla quale ne è sempre uscito a testa alta per il proprio orgoglio ma soprattutto per la salute della popolazione.

Non si dovrà mai abbassare la guardia anzi, sulla spinta di una economia freneticamente globalizzata, sempre più frequentemente dovranno essere aggiornati i protocolli e le conoscenze sulla prevenzione e profilassi da agenti patogeni fino a poco tempo prima del tutto sconosciuti, almeno alle nostre latitudini.

Il caso aviaria ha nuovamente messo in evidenza la fragilità del sistema agricolo. Esposto alle intemperie e alle bizze del “meteo” da sempre e negli ultimi anni addirittura un po troppo, ma anche da aggressioni patogene che rischiano di mettere in ginocchio interi settori. Oggi è toccato al settore avicolo, domani potrà essere quello suinicolo e così via. Tutti i “distretti”, ovvero quelle aree nelle quali sussiste una particolare concentrazione di una specifica attività, sono particolarmente sensibili e i danni possono raggiungere proporzioni elevate sia per le imprese ma per tutto il sistema socio economico della zona proprio per l’indotto economico che questi distretti sono in grado di generare .

“Non c’è nessun pericolo – conferma la CIA Confederazione Italiana Agricoltori- per la salute umana che possa derivare dal consumo di uova e carni avicole ma certo il dilagare dell’aviaria in Emilia fa temere effetti economici e occupazionali molto pesanti per gli allevatori e per tutto il territorio. Non si può dimenticare che la regione da sola accentra oltre il 15 per centro dei volumi di produzione italiana, pari a oltre 12 miliardi di uova l’anno, e compreso l’indotto dà lavoro a circa 6mila persone solo nell’area romagnola.

Certo è difficile fare una stima dei danni con le operazioni di sanificazione e gli abbattimenti cautelativi tuttora in corso -osserva la Cia- ma è chiaro che bisognerà fare il possibile per evitare il blocco del comparto, in primis con la garanzia dell’arrivo degli indennizzi comunitari in tempi rapidi e certi.”

Ancora una volta l’Emilia è sotto flagello; dal terremoto dello scorso anno per passare alla tromba d’aria modenese, apice di una lunga ed estesa stagione piovosa, per giungere all’aviaria ferrarese di questo agosto 2013.

L’invasione delle cavallette ancora manca all’appello ma, giusto per non farsi mancare nulla, la Zanzara Culex sta spargendo un po di West Nile Virus.

Sarà per questi motivi che FIREM e DOMETIC hanno tentato di scappare in Polonia e in Cina, rispettivamente, durante la pausa ferragostana?

SOMMARIO Anno 12 – n° 34 26 agosto 2013

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1.1 editoriale

I diversi volti della crisi

2.1 marketing

Il Volantino si fa digitale

3.1 Ho.re.ca

La crisi si vince con 1€

4.1 MAIS & Soia

Mais & Soia dati previsionali agosto 2013

5.1 bio

“Generoso” il pomodoro cuore di bue biologico di Alce Nero

6,1 sanita’

Allarme “West Nile Virus” nei comuni a nord via Emilia

6,2 meccanica’

Tractor of The Year 2014 – i finalisti

8.1 sanità

Influenza aviaria, il punto della situazione

9.1 Biologico 

In Emilia Romagna il Bio cresce del 10%

 

I diversi volti della crisi

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di Lamberto Colla —

Parma, 25 agosto 2013 -

Come volevasi dimostrare la vita del governo è appeso ad un filo. La discussione più accesa di queste ore, in seno alle forze politiche che sostengono il governo, è sempre la stessa: Berlusconi. I due schieramenti stanno più pensando a come condurre in porto la prossima campagna elettorale e alla contabilizzazione dei voti piuttosto che alla contabilità dello Stato. Intanto il tempo passa e la decrescita infelice del PIL segna -0,2%. L’esercito dei disoccupati tende ad aumentare e, molto probabilmente,  a fine anno toccherà quota 3 milioni, gli onesti si suicidano, i disonesti evadono totalmente. Molti imprenditori sognano di scappare all’estero e qualcuno ci ha pure tentato di traslocare tutta la fabbrica, all’insaputa degli operai, in Polonia durante la pausa estiva.   

5000 evasori totali

Sono 4.933 gli evasori totali scoperti dalla Guardia di Finanza da gennaio ad oggi. Hanno nascosto redditi per 17,5 miliardi di euro e 1.771 di loro sono stati denunciati, nei casi più gravi, per omessa dichiarazione dei redditi.

Si tratta di soggetti che, pur svolgendo attività imprenditoriali o professionali, erano completamente sconosciuti al Fisco ed hanno vissuto alle spalle dei contribuenti onesti, usufruendo di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, intestando spesso beni e patrimoni a prestanomi o a società di comodo.

Ce n’è per tutti i gusti e alla fine a rimetterci maggiormente sono i lavoratori. Solo per citare un esempio a Treviso, sono stati scoperti due night club mascherati da associazioni culturali “no profit” che invece di occuparsi, come dichiaravano, di promozione del tempo libero attraverso iniziative di natura culturale e ricreativa a carattere volontario e senza finalità di lucro, hanno impiegato 109 lavoratori in “nero” ed evaso le imposte per milioni di euro.

Alla fine, quello che sorprende, non è la tipologia o la architettura ingegneristico fiscale  dell’evasione bensì che “nessuno” se ne fosse accorto prima. Due night club mascherati da “no profit” collocati nella medesima città di provincia (86.000 abitanti meno della metà di Parma). Non si può non pensare a un sistema di collusione e complicità “multistrato”. Chissà a Roma quante società “no Profit” ci saranno, se tanto mi dà tanto…

La dignità mortifica e l’ennesimo suicidio 

Era un odontoiatra, aveva solo 52 anni e viveva in una zona non depressa, in quella iperlaboriosa Reggio Emilia, dove i servizi sociali dedicati all’infanzia sono oggetto di studi da tutto il mondo. Per effetto della crisi era stato costretto  a chiudere la attività ed era alla ricerca di un lavoro da dipendente che però non trovava. In quanti sono nella situazione di Eude (nome di battesimo)? Uomini di mezza età, forti e con alle spalle molti anni di onesto impiego, esperienze da vendere e una dignità da difendere ma che via via scema col passare dei giorni e delle ore,  i chiaroscuri virano verso lo scuro sino a quando il buio mimetizza le ombre. E al buio i pensieri si fanno sempre più cupi.

Il Caso FIREM 

C’è invece chi reagisce alla crisi, tra l’altro a pochi chilometri dal caso sopra descritto, nell’altra perla emiliana, Modena. 50 anni di attività produttiva, 40 dipendenti, forse non c’erano più le soddisfazioni economiche di un tempo, fatto sta che l’imprenditore, da focoso emiliano, manda tutti in ferie e quatto quatto a ferragosto trasporta la fabbrica in Polonia. Tutta, o quasi, manca un camion che è stato bloccato dai lavoratori, ignari di tutto, rientrati (chissà con quale patema d’animo) dai posti di villeggiatura per presidiare quel che rimane della loro fabbrica.

Conclusioni

Alla fine la crisi si traduce in casi umani. Ogni malazione governativa è responsabile dei danni che si riversano su donne e uomini ai quali la crisi porta inesorabilmente il conto.