lamberto colla

Tutto tace e intanto aumenta la povertà

povertà-ceb1cebdceb8cf81cf89cf80cebfceb9-cebaceb1ceb9-cf83cebacebfcf85cf80ceb9ceb4ceb9ceb1_cibus

2012: le persone in situazione di povertà relativa sono risultate 9 milioni e 563mila, il 15,8% della popolazione contro il 13,6% del 2011. Oltre 4 milioni i poveri “assoluti” (8% contro il 5,7% dell’anno precedente).

di Lamberto Colla —

Parma, 21 Luglio 2013 -

Al Governo “Letta”, dal suo insediamento ad oggi, è stato concessa tutta la tranquillità operativa di cui necessitasse. I media non hanno mai alzato il tiro e dall’interno della coalizione o dalle opposizioni non si sono levati scudi o posto veti alle varie opzioni proposte.

E’ stato anche “digerita” la soluzione transitoria di sospensione della maggiore aliquota iva (22%) a fronte di un “acconto” “saldato”. A novembre, infatti, la misura degli acconti Irpef e Irap, passa dal 99% al 100%, in pratica se ne anticipa il saldo, quella dell’Ires dal 100% al 101%.

Tutte queste misure, è pur vero, sono suscettibili di essere riviste a ottobre, quando il governo potrebbe avere un quadro di risorse diverso.

Quali strategie per essere pronti a ottobre?

Oltre a piccole beghe tra diverse correnti interne di PD e PDL o a piccole scaramucce tra i leader dei due partiti maggiori al governo, non sembra che esistano, almeno apparentemente, dei contrasti insormontabili.

Quindi, secondo logica, l’operatività governativa dovrebbe essere la più efficace degli ultimi anni e arrivare a proporre quelle soluzioni di natura strategica che consentano di superare gli  interventi d’emergenza. Di tutto ciò ancora non si sente parlare e intanto il tempo passa inesorabile.Al contrario si parla ancora troppo delle questioni giudiziarie di Berlusconi, si accentuano i toni sulla questione “Kazaka” e il rimpatrio della moglie di un  “faccendiere” fatto all’insaputa del “governo” o delle intercettazioni “mondiali” del grande orecchio anglo-statunitense. Ma niente si dice di come usciremo dalla crisi e con quali strategie per fare riprendere la corsa alla macchina industriale italiana.

Intanto la povertà aumenta e con essa l’insofferenza sociale

Tra il 2011 e il 2012, stando alle ultime rilevazioni ISTAT, è  aumentata sia l’incidenza di povertà relativa (dall’11,1% al 12,7%) che quella di povertà assoluta (dal 5,2% al 6,8%), in tutte e tre le ripartizioni geografiche. Per quanto riguarda la povertà assoluta, sottolinea l’Istat, si tratta del livello più alto mai registrato dal 2005, inizio della misurazione. La crisi economica, spiega l’istituto di statistica, ha giocato un ruolo “fondamentale” nel peggioramento delle dinamiche della povertà. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti
è pari a 990,88 euro (circa 20 euro in meno di quella dell’anno precedente, -2%).

Per la proprietà transitiva quasi il 50% (7,2 milioni di persone pari al 42,5% dei totale) dei  pensionati vive in “povertà”.

Altro record infranto riguarda la cassa integrazione e i fallimenti. Nell’anno 2012 la spesa totale per le prestazioni di cassa integrazione è stata pari a 6,2 miliardi di euro. Le ore di cassa autorizzate sono state 1,1 miliardi (+12%) per 1,6 milioni di persone coinvolte.

Come si può facilmente evincere, il tasso di incremento dei valori negativi aumenta di anno in anno in modo esponenziale. Questo non può non generare, entro breve, una pericolosissima tensione sociale con conseguenze difficili da immaginare se l’innesco fosse violento.  Fortunatamente il popolo italiano ha dimostrato mitezza e soprattutto grande responsabilità. Ma non si può tirare oltre la cinghia.

Conclusioni

Ma cosa state aspettando! Negli ultimi 20 anni i tributi locali sono aumentati del 500% e quelli statali del 95%, sarebbe anche giunta l’ora di modificare le politiche economiche di questo paese. Di aumentare le tasse sono capaci tutti. Non è necessario essere pagati tanto per attuare  interventi così elementari. Forza “ragazzi”, datevi una mossa, non è più il tempo di attendere.

Lattiero: mercato ancora in “pausa”, Grana Padano riduce la produzione

 PRRE-spalliera-cibus2

di Virgilio 17 Luglio 2013 – -

Prosegue l’andamento lento della precedente settimana. Luglio si conferma un mese di transizione. L’unico segnale negativo proviene dalla Panna di centrifuga  e dalla crema di latte sulle rispettive piazze di Verona e Milano. Nel primo caso la perdita registrata è dello 0,48% fissando il prezzo minimo a 2,07 e il massimo a 2,10. Più sensibile invece il ribasso registrato a Milano dove la crema di latte ha lasciato sul campo ben l‘1,89% rispetto la ottava precedente.

Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano non hanno subito alcuna variazione su nessuna piazza e per nessun tipo di stagionatura. Altrettanto vale per il Siero di latte, lo zangolato e il Burro Reg. CEE 1255/99.

Per quanto riguarda la produzione, nel primo semestre 2013, secondo i dati diffusi dal Consorzio di Tutela del Grana Padano, sono state complessivamente prodotte 2.620.517 forme di Grana Padano, evidenziando una flessione del 4,3% rispetto alla prima metà dello scorso anno. La tendenza negativa della produzione è proseguita, infatti, anche nel mese di giugno:  il numero di forme prodotto è stato pari a 397.698, risultando inferiore del 5% rispetto alla produzione del mese di giugno 2012.

Latt-BurroMI Latt-GP9M Latt-Parmigiano12M-PR Latt-SieroMI Latt-SpotVR Latt-ZangPR

SOMMARIO Anno 12 – n° 28 15 luglio 2013

Cibus-NEW-on-line-LOGO-HD-1920x1080_cibus3

1.1 editoriale

Editoria, tira solo internet

2.1 HO.RE.CA.

2012, saldo negativo: – 7.000

3.1 EXPORT.

Parmigiano, +50% in USA negli ultimi 5 anni

4.2 lattiero

Lattiero, tutte le borse al palo. Settimana di riflessione

5.1 mais dolce               

Prorogati per atri 5 anni i dazi antidumping sul mais dolce dalla Tailandia

7.1 consumi

Anche a tavola cresce il low cost: -3,4% la spesa alimentare nei primi 4 mesi 2013

9.1 crisi

Saldi: Coldiretti, spesa abbigliamento e scarpe al minimo da 15 anni

10.1 Lombardia

In Lombardia stop ampliamento inceneritori

11.1 PAC            

Errani: “con i progetti di filiera anticipata una scelta strategica della nuova Pac.”

 

Editoria, tira solo internet

aiuto WEBMARKETING_gde_cibus

di Lamberto Colla —

Agcom, crolla la pubblicità. Investimenti scesi del 19%. L’on line una opportunità non una minaccia.

Parma, 14 Luglio 2013 -

In periodi di crisi, si sa, la prima voce di bilancio che le imprese “tagliano” è relativa alla quota pubblicitaria. In genere i tagli risultano ben superiori alle quote di minori ricavi effetto della crisi. Un modo per fare cassa o per ritardare interventi d’emergenza spesso legati alle risorse umane. Si taglia in attesa di una ripresa dei mercati che ci si auspica imminente e nella speranza che la crisi sia solo un fatto esterno all’azienda. Invece di analizzare l’impresa in tutti i suoi reparti e “riorganizzare” le unità operative e rivedere le strategie a breve e medio periodo si percorre la più semplice strada dei tagli. Tagli che, molto spesso, portano a ulteriori disequilibri nella già precaria situazione aziendale. Risposte emotive per mettere a riparo la coscienza in attesa di tempi migliori.

E’ così che la pubblicità diventa un indicatore di “salute” e al contempo anche un indicatore del “sentiment” aziendale ossia delle aspettative del management. Più sono ampi i tagli e maggiore è l’attesa negativa per il futuro. Tutto ciò innesca un meccanismo che porta, se protratto per lungo periodo, a compromettere la stabilità dell’impresa per la sua costante perdita di competitività.

A risentire maggiormente della crisi dei vari settori industriali, commerciali e dei servizi è ovviamente il comparto editoriale.

L’editoria nel 2012, secondo una nota di ASCA, ha registrato ricavi per 5,3 miliardi di euro con una flessione del 14,1% rispetto all’anno precedente, trascinata dal crollo della pubblicità (-19,1%, da 2,65 miliardi nel 2011 a 2,14 nel 2012). E’ quanto si ricava dalle rilevazioni dell’Agcom il cui presidente, Angelo Marcello Cardani, ha presentato il 9 luglio scorso a Montecitorio in occasione della relazione annuale, che sottolinea la controtendenza dell’online, che non deve essere considerato una ”minaccia” ma un’opportunità. Nel dettaglio i dati indicano un andamento peggiore della stampa periodica (che assorbe il 51,1% del mercato), che lascia sul terreno il 17,3% degli introiti a fronte del meno 10,5% della stampa quotidiana. Tutti i media tradizionali vedono i ricavi in forte calo, ha spiegato Cardani nel suo intervento, sia per l’effetto della crisi che della pubblicità. ”Il valore complessivo del Sistema integrato delle comunicazioni (Sic) tra il 2010 e il 2011 si e’ ridotto ancora di un miliardo di euro, con un decremento del 3,7% – ha detto -. Unici a crescere del 12% i ricavi del media su internet, sebbene rappresentino per ora circa il 4% del Sic. La decrescita investe principalmente l’editoria, i cui ricavi si sono ridotti ancora del 14%. In due anni un miliardo di euro in meno di fatturato solo nella carta stampata, non solo per effetto della contrazione generale della raccolta pubblicitaria, ma anche del cambiamento nella struttura del mercato. Reagire considerando internet solo come una minaccia – ha rilevato Cardani – e non un incentivo al cambiamento non aiuterà il percorso di alcun media”.

In conclusione, anche per il settore editoria, si tratta di cogliere il momento di crisi come una occasione per rivedere le proprie aziende e individuare nuovi obiettivi sula base di nuove strategie e politiche aziendali. Val la pena di ricordare che un assioma della comunicazione recita che “NON SI PUO’ NON COMUNICARE”; in fondo, un vecchio slogan ricordava che la “PUBBLICITA’ E’ L’ANIMA DEL COMMERCIO”.