SOMMARIO Anno 12 – n° 27 08 luglio 2013

1.1 editoriale

Tra crisi, trattati bilaterali e spionaggio

3.1 ambiente

2012, l’anno più caldo dal 1961

4.2 lattiero

Grana, a Modena cedono 10 cent. Latte spot tra 46,40 e 47,43 €/ettolitro.

5.1 export            

Tavolo Internazionale per sostenere il made in italy.

7.1 sicurezza

Falsi prodotti made in italy venduti nel grossetano

8.1 cooperazione

Cooperazione agricola: un valore di 35 miliardi

10.1 Emilia Romagna

Danni da predatori: 100% del valore medio di mercato

11.1 PAC        

“Raggiunto l’accordo sulla Pac, Marini: “Premiati i veri agricoltori”

 

Tra crisi, trattati bilaterali e spionaggio

Parma, 06 Luglio 2013—

di Lamberto Colla —

“None è inusuale cercare informazioni su altri paesi” – John Kerry segretario di stato USA. 

E’ la sacrosanta verità, forse irritante, ma la verità. Una di quelle verità note a tutti sin dalla nascita che diventa però immorale nel momento in cui qualcuno diventa oggetto diretto o indiretto di spionaggio o intercettazione. Ne sa qualcosa persino il Presidente Napolitano.

E non è nemmeno più una notizia l’esistenza di un sistema di intercettazione, amichevolmente chiamato “il grande orecchio” , ECHELON che da molti anni fa parlare di sé per l’uso non sempre “nobile” dello strumento. Già nel 2000, “Panorama on line” titolava “Un grande orecchio per rubare gli affari all’Europa” – Thomson, Airbus e Panavia hanno perso ricche commesse a favore di imprese USA.  Nella base RAF di Menwith Hill, nello Yorkshire raccontava Laura Ronchi il 25/2/2000, vi “lavorano 1500 statunitensi e un migliaio di britannici, che, 24 ore al giorno, maneggiano i computer più avanzati e gli strumenti di ascolto più sofisticati del mondo. Benvenuti a Menwith Hill, sperduta landa del nord dell’Inghilterra, uno dei posti più segreti del pianeta. E anche dei più controversi. È qui che da oltre 50 anni opera un sistema spionistico globale, chiamato Echelon. È il Grande orecchio. Sebbene ufficialmente di proprietà della Raf, la stazione è gestita dalla National security agency, la più imponente centrale americana di spionaggio, incaricata della sorveglianza elettronica, con un budget di 4 miliardi di dollari l’anno (uno più della Cia) e 40 mila agenti.”

- Nobili scopi e uso “privato” -

E’ noto fin dall’antichità che il detentore dell’informazione è detentore di potere.  Le corse e le “guerre” per l’acquisizione di strumenti di informazione sempre più sofisticati li abbiamo tutti i giorni sott’occhi. Dai “grandi affari borsistici” ai “conflitti di interesse berlusconiani” tutto gira attorno all’informazione. Sia in entrata e sia in uscita. Già perchè all’informazione fa eco la “controinformazione” così come allo “spionaggio” fa coppia il “controspionaggio”.

L’informazione quindi è potere e ogni strumento atto a accedervi rapidamente è l’obiettivo della ricerca dei potenti che siano essi governi, multinazionali o organizzazioni criminali. Il confine tra scopo nobile e interesse di parte è e sarà sempre molto sottile. Dal contrasto al terrorismo per passare al contrasto della organizzazioni mafiose piuttosto che al controllo sociale o al contrasto all’evasione fiscale, mille sono i motivi e i “nobili” scopi che giustificano l’adozione di sempre più sofisticate “armi elettroniche” di controllo del territorio e delle persone. In questo campo, gli eserciti e i servizi segreti delle diverse nazioni sono all’avanguardia di decenni. La stessa rete “internet”, così come tanti altri strumenti utili e “indispensabili” alla nostra vita quotidiana, è la conversione civile di una “scoperta” militare caduta in disuso.

E la privacy, intanto,  non solo è compromessa ma addirittura calpestata a favore di un più importanti “scopi collettivi”.

-Scambi bilaterali USA-UE compromessi?-

Non sempre, anzi quasi mai, l’oggetto del contendere è quello che viene dichiarato. I difficili rapporti internazionali si consumano su complicate relazioni stratificate in piani sociali, economici e giuridici. Relazioni rese ancor più difficili per  le interferenze dei gruppi di pressione (lobby) nazionali e internazionali che non “hanno patria” ma solo fede nel loro profitto.

Il caso in questione non non fa eccezione. E’ stato gettato in pasto alla pubblica opinione del sensazionalismo per mascherare la vera natura del contendere. In gioco è la trattativa del più importante mercato mondiale. Quell’ipotesi di negoziato sul libero scambio Ue-Usa, approvato da parte europea al consiglio dei ministri del commercio del 13 giugno scorso. Per far fronte alla crisi economica, Usa e Ue hanno scelto la strada del bilateralismo, dopo anni di blocco del Doha Round alla Wto e il conseguente progressivo abbandono del multilateralismo nel commercio internazionale. La Commissione europea preme per rispondere positivamente alla proposta di Obama, affermando che aumentando gli scambi transatlantici ci sarà una spinta alla crescita: Bruxelles è arrivata addirittura a calcolare 545 euro in più l’anno per famiglia europea.

L’obiettivo sarebbe quello di fondare una “Nato del commercio” tra le due grandi potenze economiche (USA e UE), che concentrano il 40% degli scambi mondiali. Percentuale che si è già sensibilmente  ridotta per il sopravvento delle nuove potenze emergenti e che potrebbe ancor più assottigliarsi se non si intervenisse a sostenere la ripresa economica del vecchio e del nuovo continente.

Ancora una volta però all’interno della UE gli accordi sono difficili da prendersi. La Francia, ad esempio, sarebbe pronta a porre il veto sulla questione della cultura che, guarda caso, coinvolge il settore cinematografico al quale è particolarmente interessata l’amministrazione di Obama. Una apertura totale al mercato europeo sarebbe manna dal cielo per i produttori statunitensi. All’europa, invece interesserebbe lo sdoganamento dell’agroalimentare e, soprattutto,  la liberalizzazione degli investimenti oltre oceano. Gli accordi bilaterali dovrebbero perciò introdurre “norme in merito al libero trasferimento dei capitali, al trattamento giusto ed equo e all’assenza di condizioni discriminatorie nei confronti delle imprese dell’UE che investono negli USA. La protezione degli investimenti, incluse le misure in materia di risoluzione delle controversie tra investitori e stati della federazione statunitense, è già stata inserita nelle direttive di negoziato. Sono comprese altresì le pertinenti garanzie mirate ad evitare abusi del sistema e a salvaguardare l’autonomia di regolamentazione.”

 

Pausa di riflessione

Una pausa di riflessione sul trattato di libero scambio può rivelarsi molto utile. Troppi e diversi gli interessi diffusi e allora quale migliore occasione se non sfruttare le “rivelazioni” dell’ex 007 americano ora in giro per il mondo a cercare asilo politico?

 

 

Clima – 2012, l’anno più caldo dal 1961

 

 

Roma, 01 Luglio 2013 -
ANNO 2012, IN ITALIA IL QUARTO PIÙ CALDO DAL 1961 MA A FEBBRAIO FREDDO E NEVE RECORD,PRECIPITAZIONI IN LIEVE DIMINUZIONE NEGLI ULTIMI 60 ANNI

E’ online l’VIII edizione del Report ISPRA “Gli indicatori del clima in Italia”

L’anno precedente è stato nettamente più caldo rispetto alla media climatologica, sia a livello globale che in Italia. In particolare su scala globale, nel 2012 l’anomalia della temperatura media sulla terraferma rispetto al trentennio climatologico di riferimento (1961-1990), è stata di +0.78°C e colloca il 2012 al 7° posto della serie dal 1961.

In Italia, il 2012 è stato il 21° anno consecutivo con temperatura media più elevata della norma e, con un’anomalia media di +1.31°C, si colloca al 4° posto nell’intera serie dal 1961 al 2012. Gli anni più caldi dell’ultimo mezzo secolo sono stati il 1994, il 2000 e il 2003, con anomalie della temperatura media comprese tra +1.35 e +1.38°C.

Ce lo conferma l’VIII rapporto “Gli indicatori del clima in Italia” dell’ISPRA, che illustra l’andamento del clima nel corso del 2012 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia, a breve disponibile online sul sito dell’ISPRA. Il rapporto si basa in gran parte su indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.sinanet.apat.it), realizzato dall’ ISPRA in collaborazione con gli organismi titolari di molte delle principali reti osservative presenti sul territorio nazionale. Lo studio della variabilità del clima presente e passato è di fondamentale importanza per valutare gli impatti e definire le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Rispetto alle precedenti edizioni, l’VIII rapporto presenta ulteriori indicatori rappresentativi dell’andamento sia delle medie che degli estremi di temperatura e precipitazione Complessivamente, nel 2012 sono stati elaborati dati provenienti da circa 700 stazioni di monitoraggio, anche se le stime delle tendenze climatiche possono basarsi solo su un sottoinsieme di serie sufficientemente lunghe, complete e omogenee.

Stima delle temperature:
Le temperature massime registrano – in media – un aumento leggermente superiore a quello delle temperature minime. La stima aggiornata della variazione della temperatura media in Italia, dal 1981 al 2012, vede un aumento medio di 0,35 °C ogni 10 anni; si stima cioè che dal 1981 al 2012 la temperatura media in Italia sia aumentata di 1,08 °C; considerando l’incertezza o il margine di errore, tra 0,86 e 1,30 °C. Tutti i mesi del 2012 ad eccezione di febbraio e dicembre sono stati più caldi della norma. I mesi più caldi rispetto alla norma sono stati marzo al Nord (+4.12°C), agosto al Centro (+3.22°C ) e giugno al Sud e sulle Isole (+2.69°C); il mese più freddo rispetto alla norma è stato ovunque febbraio (-2.27°C al Nord, -2.62°C al Centro e -1.85°C al Sud e sulle Isole).

Gli indicatori degli estremi di temperatura sono in linea con l’anomalia termica positiva. Nel 2012 il numero medio di notti tropicali – cioè con temperatura minima maggiore di 20°C – è stato il secondo più alto della serie a partire dal 1961, dopo il 2003. Il numero medio di giorni estivi, cioè con temperatura massima maggiore di 25°C, è stato superiore alla media climatologica 1961-1990 per il 13° anno consecutivo e il

 

2012 si colloca al quinto posto nella serie dal 1961. L’indice rappresentativo delle onde di calore pone il 2012 al 3° posto della serie dal 1961 e dall’andamento della serie è evidente l’incremento notevole del numero di giorni caratterizzati da onde di calore a partire dagli anni ’80.

Temperature dei mari:
Anche la temperatura del mare connota il 2012 come uno degli anni più caldi degli ultimi decenni. Sulla base dei dati elaborati dalla NOAA, il 2012, con un’anomalia media di +0.97°C rispetto al trentennio climatologico di riferimento 1961-1990, risulta l’anno con temperatura media superficiale dei mari italiani più elevata della serie che parte dal 1961.

Precipitazioni:

Per quanto riguarda le precipitazioni, a livello globale i valori medi del 2012 sono stati vicini alla norma 1961-1990, ma l’anomalia della piovosità annuale è estremamente variabile nello spazio. In Italia, le precipitazioni cumulate annuali nel 2012 sono state complessivamente inferiori alla media climatologica del 10% circa, più abbondanti della norma su Alpi e Prealpi centro-orientali, Marche, Salento e Sicilia orientale e meridionale, mentre sul resto della Penisola e sulla Sardegna sono state generalmente inferiori alla norma (fino a -25% circa). Le precipitazioni massime giornaliere più elevate (dell’ordine di 200-250 mm) sono state registrate su località delle Alpi e Prealpi orientali e dell’Appennino Calabro. Nell’intervallo 1951-2012 le precipitazioni medie annuali risultano essere in leggera diminuzione, ma in modo statisticamente significativo solo al Centro e al Sud. Su base stagionale e considerando una serie unica rappresentativa della media nazionale, la diminuzione risulta significativa solo in inverno. Per quanto riguarda gli estremi, dall’analisi delle serie temporali di alcuni indici relativi alla frequenza e all’intensità delle precipitazioni, non emergono segnali evidenti di variazioni nell’ultimo mezzo secolo. La validità di questo risultato è tuttavia condizionata dal numero limitato delle stazioni di misura e dalla risoluzione temporale delle serie dati utili e disponibili.

Roma, 1 luglio 2013

Grana, a Modena cedono 10 cent. Latte spot tra 46,40 e 47,43 €/ettolitro.

di Virgilio 04 Luglio 2013 -

 

Anche l’ultima settimana di giugno è stata caratterizzata per la crescita del Latte Spot. Un ulteriore aumento di 2,25% che ha portato a quotare tra 46,40 e 47,43 €/ettolitro il latte spot nazionale sulla piazza di Verona. 

Per quanto riguarda l’andamento più in generale, la settimana che chiude il mese di giugno, stando alle rilevazioni Ismea, replica l’andamento che aveva già caratterizzato tutto lo scorso mese di maggio; le rilevazioni indicano, ancora una volta, una situazione di sofferenza per il segmento dei due grana a denominazione.
Relativamente al Grana Padano Dop da un’analisi per piazza si evidenzia una settimana caratterizzata per lo più dal segno invariato sulla maggior parte dei centri di scambio. Unica eccezione la piazza di Modena che cede al mercato 10 centesimi su tutte le varietà, comportando nello specifico perdite di 15 centesimi rispetto allo scorso mese relativamente alla produzione più giovane, mentre le perdite riguardanti le varietà più stagionate hanno raggiunto anche i 25 centesimi nel corso degli ultimi trenta giorni.
Altresì il Parmigiano Reggiano Dop accusa nel corso dell’ultima ottava diminuzioni nei listini, in misura maggiore per le produzioni dai 18 ai 30 mesi, più contenuti per la produzione 12 mesi. Fra le piazze emiliane ad aprire l’ondata dei cali è stata Modena nella giornata di lunedì, con perdite di 5 centesimi per la varietà 12 mesi. Sul medesimo andamento flessivo viene coinvolta anche Parma, sulla quale la perdite si fanno anche più consistenti, toccando i 5 centesimi al chilo relativamente al valore minimo della varietà 12 mesi, mentre i cali raggiungono i 10 centesimi per la varietà 24 mesi. Sul fronte lombardo è la piazza di Mantova a vedere erosi i valori dai 5 ai 10 centesimi di tutte le varietà, mentre riesce a mantenere stabili i listini il mercato di Milano.
Per contro a tale dinamica flessiva, emerge una ripresa del mercato delle materie grasse con i prezzi dello Zangolato in recupero su tutte le piazze interessate, raggiungendo quota 2,70 euro al chilo sulle principali piazze emiliane, confermando una discreta ripresa negli scambi. A tal riguardo, da segnalare l’ampliamento dei listini della crema di latte anch’essa in salita a 2,10 euro al chilo mostrando una variazione tendenziale positiva di quasi il 48%.
Listini crescenti anche per i prodotti della piana cuneese con il Murazzano e il Toma Piemontese che recuperano rispettivamente 5 e 4 centesimi al chilo rispetto ai precedenti valori, aumenti più contenuti per il Raschera e il Bra “Tenero” che chiudono la performance positiva della settimana con 3 centesimi in più.
Relativamente agli altri formaggi il periodo è caratterizzato da una sostanziale stabilità e non si evidenziano variazioni dei listini rispetto alla settimana precedente.

 

(fonte Ismea – Clal)