SOMMARIO Anno 12 – n° 26 01 luglio 2013

1.1 editoriale

Una promessa, un debito… per noi.

2.1 ambiente

OGM: controllo della forestale sul mais seminato in friuli

3.2 lattiero

Grana, quotazioni confermate su quasi tutte le piazze. Latte spot tra 45,36 e 46,40 €/ettolitro.,

4.1 HO.RE.CA                  Turismo alberghiero: federalberghi chiede lo stato di crisi occupazionale

5.1 commercio

Grande distribuzione: crollo mai visto -4,7%

6.1 vino

Vino: nel primo trimestre torna il segno negativo nei volumi esportati, introiti +10%,

7.1 sisma e credito

Credito agevolato per il settore suinicolo e per le aziende agricole dei territori colpiti dal sisma.

8.1 eventi            

 “I CONCERTI DELLA VIA LATTEA”

 

Editoriale Una promessa, un debito… per noi.

 

Parma, 29 giugno 2013—

di Lamberto Colla —

Siamo alle solite, una mano regala  e l’altra sottrae. 

L’aumento dell’aliquota IVA è stato sospeso per tre mesi ma la mano del daziere esce dalle tasche degli italiani comunque colma. Le mancate entrate che sarebbero state generate da quel punto di IVA sospeso saranno compensate da un prelievo supplementare degli acconti Irap, Ires, Irpef. Così, come scrive Salvatore Padula sul sole 24, a novembre si incorrerà nella “anomalia di un anticipo che in alcuni casi sarà superiore al saldo”. In sintesi, il governo, non ha istituito una “nuova” tassa ma una sorta di “prestito obbligato” al quale  quasi tutti i contribuenti saranno chiamati a rispondere. Ancora una volta saranno sempre le “persone” a  essere tartassate e non le “cose” come peraltro è già consolidato in molti paesi europei.

Acconti e crediti.

Non può non balzare all’occhio come, pur di mantenere una “promessa elettorale” si rischi di compromettere ancor più il già precario tessuto produttivo. Imprese e professionisti, alcuni nella spasmodica attesa che vengano sbloccati i pagamenti delle pubbliche amministrazioni e altri che attendono, come fosse manna, il rimborso dell’iva versata in eccesso nell’esercizio precedente, si troveranno, il prossimo novembre, a dovere, ancora una volta, sostenere lo Stato ”debitore”.

Lavoro e incentivi

Sul fronte del lavoro, seppure nulla di eclatante sia sotto le stelle, un seme è stato piantato. Si tratterà di coltivarlo con molta cura e soprattutto di arrivare a introdurre quelle norme di “flessibilità” indispensabili per fare realmente ripartire il mercato del lavoro e con esso le imprese. Intanto è stato ritoccato il periodo di interruzione tra due contratti a tempo determinato. Dai 60-90 giorni della “Fornero” si è ritornati a un più equilibrato 10 – 20 giorni.  Inoltre è stato introdotto il taglio dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato che riguarderà i giovani tra i 18 e 29 anni disoccupati da almeno sei mesi o senza diploma di scuola superiore, e sarà pari a un terzo dello stipendio mensile lordo, per un massimo di 650 euro. Il bonus, recita il decreto, durerà un anno e mezzo, oppure solo un anno nel caso in cui sia la trasformazione di un contratto a tempo determinato. Il provvedimento dovrebbe agevolare l’assunzione di un numero compreso tra le 70.000 e le 100.000 unità. In attesa di una soluzione condivisa con gli altri partner europei sulle incentivazioni al lavoro dei giovani per ora occorre accontentarsi di questo pacchetto di 1,3 miliardi.

in Conclusione… 

C’è solo da augurarsi che nei prossimi tre mesi, il Governo, riesca a mettere in campo una “base macroeconomica di sostegno” come l’ha definito il ministro Saccomanni, al fine di creare quell’innesco utile alla ripresa economica del nostro Paese. La strada non è sicuramente quella di mortificare i consumi o di penalizzare le imprese e il lavoro. Occorre avere il coraggio di azioni forti e non solo destinate ai soliti noti. Serve un contributo di fantasia  sul quale impostare una nuova politica macroeconomica che riporti l’Italia in una posizione di credibilità tale da fare rientrare gli investitori e soprattutto, alle nostre imprese, di tornare ad essere competitive sui mercati internazionali.

La qualità delle nostre produzioni sono riconosciute nel mondo così come sono riconosciute le qualità dei nostri tecnici.

Concedete una chance a entrambi e, oltre alla coscienza, metterete a posto anche l’Italia.

 

OGM: controllo della forestale sul mais seminato in friuli

 

IL PROPRIETARIO DEL TERRENO AVREBBE CONFERMATO LA NATURA TRANSGENICA DEI SEMI PIANTATI NELLA PRIMA COLTIVAZIONE OGM ITALIANA

Roma, 25 Giugno 2013 –  Il personale del Corpo forestale dello Stato  (Comando Regionale Veneto) ha proceduto oggi ad effettuare controlli di vario genere  presso un’azienda agricola del Friuli Venezia Giulia finalizzati ad accertare la reale natura e provenienza del mais seminato nelle scorse settimane in provincia di Pordenone.
Lo scorso 15 giugno a Vivaro (PN), infatti, circa 6.000 metri quadrati di terreno sarebbero stati seminati con mais OGM MON810 da un agricoltore locale.
In relazione a notizie diffuse negli ultimi giorni, che affermano la possibilità di porre a coltura, nel nostro Paese, sementi geneticamente modificate senza alcuna forma di autorizzazione, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha precisato che: “alla luce e nel rispetto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea 6 settembre 2012 e di quella del 18 maggio 2013, il diritto di coltivare organismi geneticamente modificati deve convivere con il diritto dello Stato di condizionare la coltivazione ad adeguate misure di coesistenza con l’agricoltura tradizionale o biologica, al fine di evitare ogni possibile commistione di tali produzioni e conseguenti danni economici”. L’attuale normativa, prevede infatti la necessità che le aree agricole interessate dalla semina di mais OGM siano appositamente tabellate e che ne venga data apposita comunicazione alle Regioni e Provincie autonome.
Il proprietario del fondo avrebbe confermato la natura transgenica dei semi piantati provenienti dalla Spagna, ma al contempo ha impedito agli agenti della Forestale  l’accesso alle coltivazioni che era finalizzato alla prosecuzione dei controlli finalizzati ad eseguire prelievi di campioni del prodotto da sottoporre ad analisi specifica. I controlli effettuati hanno evidenziato, comunque, la mancanza di tabelle indicanti l’origine transgenica della coltivazione, il che configurerebbe un illecito amministrativo. Sono al vaglio ulteriori responsabilità.
I controlli per accertare la regolare etichettatura delle sementi impiegate sono mirati a garantire la tracciabilità successiva del mais, in modo da rendere consapevole il consumatore sulla natura del prodotto acquistato e prevenire eventuali frodi sugli alimenti e sui mangimi.

(fonte CFS)

Grana, quotazioni confermate su quasi tutte le piazze. Latte spot tra 45,36 e 46,40 €/ettolitro.

di Virgilio 25 giugno 2013 -

Ancora una settimana da protagonista per il latte spot sulla piazza di Verona. Con un ulteriore salto in avanti di 2,30% il latte nazionale spot ha quotato tra 45,30 e 46,40 € ettolitro confermando un trend in ascesa che si protrae da inizio maggio con la sola eccezione della prima settimana di giugno. Balzo in avanti del 3,33% per lo zangolato sulla piazza di milano arrivando a quotare 3,10€/kg.

Per quanto riguarda le rilevazioni del comparto effettuate Ismea e relative alla penultima settimana di giugno riflettono un mercato ancora in leggera flessione riguardo le quotazioni dei due formaggi grana a denominazione.

Relativamente al Parmigiano Reggiano Dop, nell’ ultima ottava appena trascorsa, la situazione sembra più stabile con quotazioni invariate su tutti i maggiori centri di scambio e per tutte le stagionature, ad eccezione di Modena e Milano dove si evidenzia un cedimento nei listini per entrambe le varietà monitorate. Le quotazioni nominali a Modena relative alla produzione 12 mesi si attestano sui 8,40-9,15 euro al chilo, mentre riguardo alla 24 mesi sui 10,00-10,60 euro al chilo, registrando una variazione congiunturale negativa rispettivamente del 1,4% e del 1,2%. A Milano lo stagionato 2 anni, perde 10 centesimi sia nel valore minimo che massimo attestandosi a 10,55-11,40 euro al chilo, mentre la varietà più giovane riesce a limitare le perdite a 5 centesimi al chilo.

Per quanto riguarda il Grana Padano Dop conferma le quotazioni della precedente ottava di rilevazione solo la piazza di Mantova, mentre su Cremona tutte le varietà lasciano al mercato 10 centesimi (sia nella quotazione minima che massima). Di minor entità le riduzioni mostrate a Milano, 5 centesimi al chilo è infatti la diminuzione evidenziata per tutte le stagionature. Gli scambi da parte degli operatori vengono definiti per lo più nella norma in un contesto generale di mercato calmo. Gli indicatori dell’export restano sui valori delle scorse settimane, ma si acuisce la preoccupazione sul fronte dei consumi interni con il conseguente aumento delle scorte in magazzino per i prodotti più stagionati.

Tutti gli altri formaggi presentano un quadro invariato di quotazioni; alla stessa stregua il mercato delle materie grasse. Unica eccezione in un clima di estrema stabilità, dettato anche dall’inizio del periodo estivo, è l’ascesa dei prodotti della piana cuneese, Raschera, Toma ed entrambe le varietà di Bra incrementano le quotazioni di qualche centesimo. In crescita anche i prezzi della crema di latte che vive un momento di aumento di richieste, recuperando ulteriori 4 centesimi la chilo rispetto ai valori della scorsa settimana.

 

(fonte Ismea – Clal)