Materie grasse, in deciso aumento

 

  • redazione  ismea - 23 Aprile 2013 -

Le rilevazioni Ismea, relative terza settimana di aprile, mostrano ancora i listini di tutte le materie grasse in deciso aumento.
Dopo i rialzi già registrati nelle precedenti contrattazioni sulle piazze lombarde di Milano e Mantova, hanno di fatto recuperato ulteriori 20 centesimi sia il burro CEE che lo zangolato, mentre a Reggio Emilia è quest’ultimo prodotto che mostra le migliori performance positive con 25 centesimi in aggiunta ai listini di sette giorni fa.
La fase positiva non coinvolge però il Parmigiano Reggiano Dop che, ancora una volta, vede un ridimensionamento delle proprie quotazioni sulla piazza di Parma con flessioni di 10 centesimi per lo stagionato 18 e 24 mesi.
Un diverso andamento si registra invece per il Grana Padano Dop, che non ha segnato alcuna variazione nei listini delle principali piazze in cui questo prodotto è quotato.
Riguardo agli altri formaggi, il mercato non ha mostrato alcuna variazione anche se, sulla piazza di Thiene, la quotazione dell’Asiago a latte intero 20 giorni di maturazione cede di quasi 10 centesimi rispetto alla precedente ottava (20 centesimi è invece la variazione positiva per l’Asiago 4-6 mesi di stagionatura).
Relativamente al formaggio Gorgonzola, sia il prodotto fresco che il maturo mostrano un andamento totalmente piatto con quotazioni ferme sui livelli inizio anno; dai dati aggiornati dal Consorzio di Tutela la produzione al 31 marzo risulta essere pari a 1.015.992 numero di forme con una diminuzione del 4,6% rispetto all’anno precedente e del -2,6% rispetto al 2011.

(fonte ismea servizi)

 

Quote latte: fissata la ripartizione delle quote latte nazionali tra consegne e vendite dirette

- redazione  ismea - 24 Aprile 2013 -

Con il regolamento n. 341 del 16 aprile 2013 la Commissione Europea ha fissato la ripartizione delle quote latte nazionali spettanti ai 27 Paesi membri, tra vendite dirette e consegne, sulla base dei dati comunicati dalle autorità nazionali competenti in ordine ai trasferimenti definitivi richiesti dai produttori tra i due bacini. In base al regolamento (CE) n. 1234/2007, istitutivo del regime del prelievo supplementare a livello europeo, i produttori possono disporre di una o due quote individuali, rispettivamente per le consegne e per le vendite dirette. La conversione da una quota all’altra può essere effettuata soltanto dall’autorità competente dello Stato membro (in Italia sono le Regioni), su richiesta debitamente giustificata del produttore, e le istanze approvate vengono comunicate all’ente gestore del sistema (in Italia è l’Agea) che successivamente provvede a comunicare i dati alla Commissione.
L’Italia, che a decorrere dal 1° aprile 2009 dispone di una quota supplementare del 5%, ripartisce le 11.288.544 tonnellate in 10.936.834 per le consegne e 351.709 per le vendite dirette. Pertanto, rispetto alla campagna di commercializzazione 2011/2012 sono state spostate 30.000 tonnellate dal bacino delle consegne verso quello delle vendite dirette.

(Fonte Ismea – Consulta il regolamento)

Scoperchiata la pentola del Sistri. Dietro ritardi e opacità ci sarebbero truffe e corruzione

di Redazione -

 17 Aprile 2013 -

Ritardi inspiegabili, vista la mole di denaro (pubblico e privato) speso.  Malfunzionamenti ingiustificati, visto il dispiegamento di tecnologie. Ritardi e malfunzionamenti (denunciati anche dalla Nuova ecologia: vedi sotto) che ha spesso lasciato indifferenti i vertici del ministero dell’Ambiente nell’era Prestigiacomo. Il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti, non è mai andato a regime. E oggi scopriamo il perché. La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 22 provvedimenti di custodia cautelare (per associazione a delinquere, corruzione, truffa aggravata, riciclaggio, favoreggiamento) e sequestri per 10 milioni.

Insomma: una buona idea, l’utilizzo della tecnologia per monitorare il ciclo dei rifiuti speciali, praticata in modo pessimo.

Ora, quando la giustizia avrà chiarito tutte le responsabilità, ci aspettiamo che i soldi sperperati vengano restituiti in toto. Che i responsabili paghino, anche con l’interdizione dai pubblici uffici, se dovessero emergere sponde pubbliche al malaffare sul quale indaga la procura di Napoli. E poi è necessario dare un futuro certo alla tracciabilità dei rifiuti: oggi le ecomafie si arricchiscono nelle pieghe di un sistema che non garantisce trasparenza, avvelenando il Paese. Non possiamo, dopo i ritardi già sopportati, attendere ancora.

(fonte Legambiente)

Gardini: “Per evitare chiusura aziende necessari progetti economici di integrazione”

 Lagnasco,  -  13/4/2013  -

“Per dare competitività e futuro all’agricoltura italiana bisogna creare soluzioni economiche che diano più reddito ai produttori. Se vogliamo evitare che migliaia di aziende agricole chiudano ogni anno, il progetto più serio, l’unica possibilità di ridare sviluppo al comparto rimane a nostro avviso l’organizzazione in filiera, che tenga insieme cioè le fasi della produzione, trasformazione e vendita”. Lo ha detto il Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini nel suo intervento conclusivo al convegno promosso dall’Op Ortofruit Italia per festeggiare il decennale della cooperativa.

“Le soluzioni che la cooperazione indica non sono prese di posizioni aprioristiche – ha spiegato Gardini – dal momento che è lo scenario stesso in cui operiamo che ci indica le strade obbligate che abbiamo davanti. Uno scenario che è contraddistinto dall’aumento della competizione da un lato (nel mondo c’è un maggior numero di paesi che producono e vendono) e dal drastico calo dei consumi interni dall’altro, sintomo di una crisi esasperata”.

“Allora le risposte a questa situazione, lo voglio ribadire ancora una volta – ha proseguito Gardini – non sono il mercato locale, né quello nazionale. Con ciò non intendo dire che entrambi vadano abbandonati, ma che se non ci apriamo ad intercettare la domanda di consumi dei paesi lontani, non saremo in grado di garantire più redditività alle nostre aziende. Stante il drastico crollo dei consumi interni, quanti sostenevano che il mercato locale fosse la vera sfida dell’agricoltura italiana del futuro, dovrebbero venire a testata bassa a chiedere scusa”.

Come sarà l’agricoltura italiana nei prossimi dieci anni? Per Gardini ancora una volta la risposta sta tutta nell’analisi dei numeri. L’ultimo Censimento dell’agricoltura dell’Istat ci ha consegnato una fotografia in cui operano complessivamente poco più di un milione e mezzo di aziende, di cui oltre la metà sono sotto i due ettari (“aziende familiari e sottodimensionate che corrono il concreto rischio nei prossimi anni di scomparire”) – ed altre 500mila lavorano superfici in media di 7-8 ettari.

È un quadro contraddistinto, ha commentato il presidente di Confcooperative, “da una frammentazione del tessuto produttivo che non ci porta da nessuna parte e che ha invece una sola strada davanti, l’integrazione. È questa la tesi che come cooperazione portiamo avanti da anni e che sosteniamo e difendiamo sia a livello nazionale che a livello comunitario, grazie ad una azione di lobbying che spesso ci vede impegnati insieme ad altri grandi paesi produttori europei”.

“Noi all’Europa chiediamo – ha dichiarato Gardini – che si costruisca uno sviluppo dell’agricoltura intorno allo strumento principe dell’integrazione che è l’OP (organizzazione di produttori), ma non quelle fittizie o “di carta”, bensì solo quelle che hanno la disponibilità fisica del prodotto e che lo commercializzano tutti i giorni dell’anno”.

“Se l’Europa procedesse a smantellare l’attuale sistema di aiuti del comparto ortofrutticolo che fa perno sulle OP – così ancora Gardini – il comparto subirebbe un colpo letale e rischierebbe di scomparire”.

Gardini ha anche difeso il sistema di aiuti percepiti dalle Op ortofrutticole. “Negli ultimi 10 anni – ha precisato – al sistema ortofrutticolo organizzato sono arrivati complessivamente 1,5 miliardi di euro. Ora rispetto ai 50 miliardi di euro di cui il nostro Paese complessivamente ha beneficiato si può forse dire che le OP abbiano fatto poco? Certamente no, se solo si pensa al prezioso lavoro che esse svolgono ad esempio per aprire nuove rotte di mercato in Corea e Canada per kiwi e mele, con risultati che vanno a beneficio dell’intero sistema”.

“Non si può dire che siano spese con lo stesso livello di efficienza – ha concluso Gardini – le risorse comunitarie che le aziende percepiscono attraverso la forma dei cosiddetti ‘aiuti diretti’. Alcuni di questi aiuti arrivano in alto, ad un sistema di aziende che potrebbero anche farne a meno, altri invece hanno come beneficiari un numero complessivo di oltre 500.000 aziende, dando vita a complessi apparati burocratici per la compilazione delle richieste di aiuti e la gestione della pratica. Qualcuno ha mai evidenziato quanto costi alle casse dello Stato la gestione di un fascicolo aziendale e a quanto ammonti il contributo che riceve la singola azienda?”