Grana,segnali di flessione in tutte le borse. Latte spot torna a salire

di Virgilio 30 maggio 2013 -

La ventunesima settimana ha confermato il trend in salita del latte spot sulla piazza di Verona per la terza settimana consecutiva quotando tra 42,79 e 44,33€/T. Un incremento del 1,19% che si somma all‘1,20 e 1,22% delle due precedenti settimane di contrattazione.

Più in generale, secondo le rilevazioni Ismea, anche nella ventunesima di calendario la tendenza già evidenziata nell’ultimo periodo, con un mercato sostanzialmente stabile per l’intero comparto caseario, con l’eccezione per i due formaggi grana a denominazione.

Infatti, le flessioni della scorsa settimana palesate sulla piazza di Parma per le produzioni di Parmigiano Reggiano Dop di 18 e 24 mesi, sono state recepite in questa ottava anche da Modena e Reggio Emilia. Ora le quotazioni sulle piazze emiliane risultano quasi coincidenti. I centri di scambio lombardi mostrano invece una miglior tenuta dei listini.

Gli scambi restano sostanzialmente nella norma con, naturalmente, qualche difficoltà in più per la produzione di 24 mesi.
Per ciò che concerne il Grana Padano Dop non sono emerse novità di rilevo, con quotazioni ferme sulla maggior parte dei centri di contrattazione. Gli unici segnali negativi che hanno portato questa settimana ad un cedimento dei listini si sono avuti sulle piazze di Piacenza e Brescia, che limano i propri corsi di 5 centesimi rispetto a sette giorni fa.
I dati export permangono soddisfacenti per entrambi i formaggi grana a denominazione, resta sempre difficile la situazione delle vendite al consumo interno.

Il maltempo, inoltre, è proseguito su tutto il centro-nord ed i danni calcolati dalle associazioni di categoria sono ingenti per raccolti e coltivazioni, con ripercussioni che i produttori temono molto, e se una stima è al momento impossibile, i danni economici potrebbero rivelarsi notevoli.

(Fonte Ismea)

Olio di oliva, De Girolamo: battaglia culturale e di legalità per difendere consumatori e produttori

28 Maggio 2013 – -

“Per noi si tratta di una battaglia culturale e di legalità. Quella parte del Regolamento ritirata dalla Commissione europea consentiva infatti di migliorare il contrasto alle frodi in commercio anche nei ristoranti, dove i consumatori hanno il diritto di sapere che tipo di olio utilizzano. Sono certa che il commissario Cioloş troverà il modo di tenere conto di una questione così importante per i Paesi del Mediterraneo. È fondamentale creare una cultura dell’olio paragonabile a quella del vino e per ottenere ciò questo è un passaggio importante. Il miglioramento e la difesa della qualità sono nell’interesse di tutti: produttori e consumatori”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commenta la notizia del ritiro della Commissione europea, a seguito delle proteste di alcuni Stati membri, di una parte della proposta presentata nei giorni scorsi, all’interno delle modifiche al regolamento europeo per l’olio d’oliva relative alla commercializzazione e all’etichettatura, che prevedeva di vietare l’uso di olio di oliva senza etichette nei ristoranti dell’Unione europea.
“Il sistema Paese – ha aggiunto il Ministro – sarà compatto nell’affrontare questa sfida. Ho già parlato con il vice presidente Antonio Tajani, con il presidente De Castro e con l’onorevole Giovanni La Via”.

(Fonte AIOL)

Vino italiano in russia supera quello francese

 (Sochi, Russia 23 maggio 2013). Sorpasso del vino italiano in Russia che doppia quello francese salendo sul primo gradino del podio dell’export con 26,88 milioni di euro e 82,42 milioni di ettolitri. “In Russia si beve sempre più vino italiano – ha detto il presidente dell’Istituto Grandi Marchi, Piero Antinori, nel presentare il tour Russia. Accanto alle due grandi città di riferimento, Mosca e San Pietroburgo, dove in questi anni abbiamo lavorato molto per promuovere il meglio dell’enologia tricolore, ora puntiamo anche sulle realtà più promettenti come Sochi, la perla nera del Mar Nero che nei mesi estivi catalizza più di 40milioni di visitatori. La consideriamo una tappa interessante per allacciare relazioni commerciali con i distributori e i ristoratori locali anche in vista delle prossime olimpiadi invernali”. Con i suoi 4milioni di visitatori che da maggio a settembre fanno raddoppiare la popolazione locale, Sochi è la new entry nelle tappe estere dell’Istituto Grandi Marchi che arriveranno nella capitale balneare della Russia il 23 maggio per poi proseguire per Krasnaya Poliyana il 24, a Mosca il 28 e San Pietroburgo il 30 maggio. Quattro tappe per consolidare il primato del vino italiano in Russia che nel bimestre gennaio-febbraio 2013 è raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2012 passando da 14,82 milioni di euro a 26,88 milioni di euro, con una quantità salita da 45,07 a 82,43 milioni di ettolitri. Nello stesso bimestre di riferimento del 2013, la Francia ha sostanzialmente mantenuto le posizioni del 2012 con un valore di 21,55 milioni di euro e 72,94 milioni di ettolitri (dati Wine monitor). Un trend che conferma la vocazione all’export del vino italiano e che, tuttavia, non deve distogliere dal perseguire una promozione internazionale all’insegna della qualità produttiva. “Per questo – ha concluso il presidente Antinori- L’Istituto Grandi Marchi è attento a cogliere i movimenti del mercato e punta anche su quelle realtà emergenti e vitali dove il vino italiano è sempre più conosciuto e apprezzato”. L’Istituto Grandi Marchi (Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Greppo, Cà del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi) ha registrato, nel 2011, un fatturato complessivo di 500milioni di euro di cui oltre il 60% realizzati all’estero.

(Fonte US Istituto Grandi Marchi: interCOM)

Industria alimentare: fiducia ai minimi dal 2009

Roma, 27 maggio 2013 -

A picco la fiducia dell’industria alimentare italiana nel primo trimestre 2013. È quanto emerge dall’indagine che l’Ismea ha condotto a marzo su un panel di 1.200 operatori allo scopo di misurarne il sentiment. L’indicatore, elaborato trimestralmente dall’Istituto attraverso valutazioni su ordini, attese di produzione e livello delle scorte, si è attestato a -15,3 (in un campo di variazione che oscilla tra -100 e +100), registrando il secondo valore più basso dopo quello rilevato in coincidenza con fase più acuta della crisi del 2009.

Il deterioramento dei giudizi sull’andamento degli ordini e delle scorte di magazzino, solo in parte  controbilanciato dal miglioramento delle attese di produzione per il successivo trimestre, ha determinato una flessione dell’indice di fiducia di 2 punti su base trimestrale e di oltre 9 punti rispetto allo stesso periodo del 2012.

In particolare, sottolinea l’Ismea, la dinamica negativa degli ordini e l’accumulo delle scorte di magazzino riflettono la flessione della domanda interna, in un contesto in cui a tirare sono solo le esportazioni (+6,9% l’export agroalimentare nel primo trimestre 2013, secondo i dati provvisori Istat).

Qualche timido segnale di ottimismo trapela invece dai giudizi degli operatori sull’evoluzione dello scenario economico nel breve termine, sia in riferimento al settore di pertinenza, sia più in generale alle prospettive del Paese. Ciononostante, risulta in crescita rispetto allo scorso anno la quota di aziende che prevede un ridimensionamento dell’attività produttiva e dell’utilizzo di manodopera nel corso del 2013 (circa il 19%), a fronte di un 68% che si dichiara intenzionato a mantenere inalterato il piano di produzione e l’assetto occupazionale.

Per quanto riguarda la propensione ad investire, dall’indagine emerge che il 25,4% degli operatori intende effettuare investimenti in innovazioni di processo e di prodotto nel corso dell’anno.

Analizzando l’indice di fiducia con un maggiore grado di dettaglio, si rileva per la quasi totalità dei comparti produttivi un valore dell’indicatore negativo e in peggioramento sui tre mesi precedenti. Fanno eccezione l’industria dolciaria, che vanta un clima di fiducia positivo e in linea con il trimestre precedente, e i settori degli elaborati di carne, pesce, pane e prodotti da forno che, pur mantenendosi in terreno negativo, registrano un miglioramento su base congiunturale.

A livello territoriale, la fiducia dell’industria risulta negativa in tutte le aree del Paese, seppure con diverse intensità: più marcate nel Nord-Ovest e, a seguire, nel Mezzogiorno. Dal confronto su base trimestrale emerge una flessione soprattutto per le imprese del Sud (-5 punti), a fronte di una contrazione di circa un punto nelle regioni del Nord e di un miglioramento di 1,5 punti nel Centro Italia.

(Fonte Ismea)