Emilia centrale e bassa lombardia puntano al riconoscimento UNESCO come patrimonio mondiale immateriale.

 

di redazione – Reggio Emilia, 27 febbraio 2013  -

Il territorio dell’Emilia centrale e bassa Lombardia punta ad ottenere il riconoscimento di “Patrimonio mondiale immateriale” da parte dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.

Il progetto, che è seguito dal Club Unesco di Reggio Emilia in collaborazione con il Consorzio del Parmigiano Reggiano, sarà presentato venerdì 1 marzo alle ore 10,00 nell’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia, unitamente ad un primo studio che evidenzia le peculiarità di questo territorio ed è propedeutico proprio al percorso di possibile riconoscimento come “patrimonio mondiale immateriale”.

“L’iniziativa – sottolinea Silvio Cari Gallingani, curatore dell’iniziativa per il Club Unesco di Reggio Emilia – parte dalla considerazione che questo territorio rappresenta un “unicum” particolare, caratteristico, complesso e delicato che si è modificato nel tempo per opera di una pluralità di fattori umani, storici, culturali, ambientali e che, come tale sia degno di particolare valorizzazione e tutela”.

La presentazione di venerdì sarà aperta dal presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, cui seguirà l’illustrazione del progetto del curatore Silvio Cari Gallingani. I ricercatori Riccardo Braggion e Valentina Tavoni presenteranno poi i contenuti della ricerca finalizzata alla presentazione della domanda di riconoscimento all’Unesco, affrontando in particolare gli aspetti riguardanti il territorio, la popolazione, l’organizzazione agricola e il ruolo di monasteri e ordini religiosi per diffondere cultura nel territorio dell’Emilia centrale e bassa Lombardia.

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Agroalimentare: il bilancio del 2012

 

Di Ismea, -

Roma, 14 febbraio 2012

Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni.
Ismea traccia il bilancio 2012 dell’agroalimentare in Italia nell’ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni di settore scaricabile dal sito www.Ismea.it.

AGRICOLTURA: PRODUZIONE

In ambito agricolo – spiega l’Istituto – archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% secondo stime Ismea e Unione Italiana Vini) sembra prospettarsi, sempre sulla base delle stime elaborate dall’Istituto, un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%) e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).

AGRICOLTURA: PREZZI COSTI E REDDITIVITA’

Sul fronte dei prezzi, le rilevazioni dell’Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).
La redditività agricola (misurata attraverso il rapporto tra l’indice dei prezzi alla produzione e l’indice dei prezzi dei mezzi correnti di produzione) torna pertanto a calare nel 2012 (-0,8%), dopo il netto miglioramento rilevato nel 2011.
Secondo le stime preliminari diffuse a dicembre da Eurostat, il reddito degli agricoltori italiani è aumentato di solo lo 0,2% sul 2011, a fronte dell’incremento nell’UE 15 e nell’UE 27 rispettivamente del 2,9% e dell’1%. Dal 2005 ad oggi, sempre secondo i dati Eurostat, l’agricoltura Italiana ha perso il 6% del proprio reddito mentre quella comunitaria ha guadagnato nello stesso orizzonte temporale il 30%.

INDUSTRIA E DISTRIBUZIONE: PREZZI, DOMANDA NAZIONALE ED ESTERA

Scendendo lungo la filiera, appaiono in rialzo i prezzi alla produzione dell’industria alimentare che, secondo le elaborazioni Ismea su dati Istat, segnano nella media dell’anno un più 3,9% sul 2011, in decelerazione dopo il più 5,9% del 2011. Generi alimentari e bevande sono sempre più care, infine, per le famiglie: l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività mostra una variazione annua positiva pari al 2,5% per gli alimentari e le bevande analcoliche, del 5,9% per le bevande alcoliche e tabacchi, con un tasso di inflazione medio annuo che nel 2012 ha raggiunto il 3%, in accelerazione rispetto al 2,8% registrato nel 2011. (prosegue a pag. 8) 

(continua da pag. 3 Agroalimentare bil. 2012)
L’aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d’acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l’ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po’ di più per vini e spumanti (+1,3%).

In volume, quasi tutti i comparti agroalimentari mostrano una flessione degli acquisti: si va dal -0,4% della carne e derivati (imputabile al segmento della carne: -1,1%), al -1,5% dei prodotti ittici (determinante il -3% dei freschi) e al -1,8% dell’ortofrutta, fino al -3,2% dei vini e spumanti e degli oli e grassi vegetali. Stabili gli acquisti domestici di prodotti lattiero-caseari (+0,1%), in lieve crescita quelli dei derivati dei cereali (+0,5%).
Di fronte alla debolezza della domanda interna, l’unico motore della crescita resta l’export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l’intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell’agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell’industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all’estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

 

Caseari: mercato calmo.

 

di ismea

27 febbraio 2013

Ancora calmo l’andamento del comparto dei caseari nel suo complesso. Nessuna variazione di rilievo per quanto concerne le quotazioni dello zangolato sulle principali piazze di rilevazione.
Per quanto riguarda i due formaggi grana nazionali a denominazione, a fronte di una tenuta nel prezzo del Grana Padano si mostra, invece, più in sofferenza il Parmigiano Reggiano per il quale si evidenzia ancora una aggiustamento al ribasso sulle piazze di Mantova per tutte le produzioni e a Parma per le produzioni più stagionate.
Con questi ultimi aggiustamenti i valori delle varie produzioni del Parmigiano Reggiano Dop si stanno a poco a poco livellando fra le varie piazze. Dopo l’uniformità delle declaratorie si potrebbe arrivare a prezzi molto meno differenziati di quanto non sia stato in passato.
Restano ancora buoni i dati dell’export sia per il Grana Padano Dop che per il Parmigiano Reggiano Dop in questi primi due mesi dell’anno, mentre non esprimono le stesse performance i dati delle vendite interne.
Per gli altri formaggi la settimana non si è presentata favorevole; l’Asiago Pressato infatti, sulla piazza di Thiene, ha visto una riduzione dei propri listini dello 0,5% rispetto alle precedenti contrattazioni mostrando anche una variazione tendenziale negativa pari al 5,7%.
Sulla piazza di Cuneo mostrano difficoltà anche molti dei prodotti a denominazione, tra cui spiccano con le maggiori perdite le due tipologie di Bra “tenero” e “duro” e il formaggio “Toma Piemontese” con una contrazione dei corsi pari a 10 centesimi al chilo.
Hanno continuato la loro fase discendente i prezzi all’origine del latte spot; anche questa settimana a Verona i listini sono calati dello 0,62% rispetto alla settima di calendario, tuttavia a livello tendenziale la percentuale la variazione rimane positiva dell’1,26%.

 

Spesa Alimentare. E’ boom per la spesa alternativa. Coldiretti, spesa low cost per 26 MLN di italiani

 Di coldiretti  22/2/2013  -

Spesa low cost per 26 milioni di italiani che vanno a caccia dei prezzi piu’ bassi facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount, ma anche sperimentando canali alternativi come gli acquisti di gruppo, quelli on line o dal contadino. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat dalla quale si evidenziano i motivi del crollo del commercio al dettaglio registrato nel 2012  con il calo su base annua della spesa alimentare (-0,8 per cento) maggiormente accentuato nei piccoli negozi (-3 per cento), mentre tiene la grande distribuzione (+0,6 per cento) e crescono i discount alimentari (+1,6 per cento). Quasi due italiani su tre – sottolinea la Coldiretti – tagliano sulla spesa con il 62 per cento che confronta con piu’ attenzione del passato i prezzi, il 56 per cento che fa lo slalom tra le corsie alla ricerca delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti, e oltre la metà (51 per cento) che va a caccia dei prodotti a basso prezzo. La crisi aguzza l’ingegno e – precisa la Coldiretti – si assiste a una proliferazione  di forme innovative e curiose di risparmio con la diffusione dei gruppi di acquisto solidali (Gas) che coinvolgono il 18,6 per cento degli italiani, vale a dire quasi 7 milioni di persone, di cui quasi 2,7 milioni in modo regolare, secondo l’analisi Coldiretti/Censis. Ma si è anche verificato – continua la Coldiretti – il boom degli acquisti e dei confronti dei prezzi sul web o addirittura il carpooling della spesa con un numero crescente di persone che di fronte al caro benzina si mettono in auto assieme per dividere i costi e andare a fare la spesa nei punti piu’ convenienti, dalle aziende agricole ai mercati degli agricoltori, dai mercati all’ingrosso agli ipermercati fino ai discount. Una strategia che ha contribuito al contenimento dell’inflazione.  Non va inoltre dimenticata la rivoluzione nel mercato di vini e degli alimenti determinata dal web dove oltre il 29 per cento degli italiani dichiara di fare ricerche per confrontare prezzi, qualità dei cibi, secondo l’analisi Coldiretti/Censis. Si tratta di un numero non lontano da 15 milioni di persone nel complesso e in particolare sono oltre 5,7 milioni a farlo regolarmente. In controtendenza è da segnalare – conclude la Coldiretti – il boom degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ormai ben il 14 per cento degli italiani, il 48 per cento qualche volta, il 27 per cento raramente e solo l’11 per cento mai. Una opportunità resa possibile dal fatto che in Italia sono presenti quasi 7.000 punti vendita di Campagna Amica gestiti direttamente dagli agricoltori dei quali 1.105 mercati degli agricoltori, 4.739 aziende agricole, 877 agriturismi, 178 botteghe (www.campagnamica.it).