Vinitaly. Intesa tra Cantine e GDO per aumentare le vendite


di redazione, 9 aprile 2013 -

Le indicazioni dal convegno di Vinitaly cui hanno partecipato Federdistribuzione, Federvini, Unione Italiana Vini, Coop, Conad e Auchan.

Verona, 9 aprile 2013 – Sulle prospettive del mercato del vino, il messaggio che viene da Vinitaly (www.vinitaly.com) è chiaro: il calo delle vendite in Italia è compensato dall’ottimo andamento delle esportazioni. E in entrambi i casi il ruolo della grande distribuzione (Gdo) è rilevante: per i consumi interni, dato che circa il 65% degli acquisti di vino viene fatto al supermercato; ma anche per l’export, perché la grande distribuzione sta già veicolando vino italiano all’estero e prevede di farlo sempre più.

Queste le indicazioni che vengono dal convegno su vino e grande distribuzione, organizzato da Veronafiere e tenutosi ieri a Vinitaly, cui hanno partecipato Federdistribuzione, Federvini, Unione Italiana Vini, Coop, Conad e Auchan.

Il 2012 è stato un anno difficile per le vendite del vino nella Gdo, come evidenziato dalla ricerca effettuata in esclusiva per Vinitaly da SymphonyIRI (scaricabile al link http://bit.ly/10NjCVc) con una flessione del 3,6% a volume per tutto il vino confezionato che vede, per la prima volta, scendere i volumi delle vendite delle bottiglie da 75cl. Le cause sono molteplici: la crisi dei consumi prima di tutto, ma anche la scarsa vendemmia 2012 (circa – 35%), l’aumento dei prezzi delle materie prime, l’aumento dei prezzi del vino a scaffale.

Di questa situazione hanno risentito maggiormente le vendite di vino di fascia bassa, specie quelli sotto i 2 euro, mentre i vini sopra i 6 euro crescono ancora (+ 3,3%), si difendono bene le bollicine (- 0,6%), ed aumentano i vini a marca commerciale della Gdo (+ 1,9%, sempre a volume).

A Vinitaly è stata presentata la prima mappa dei vini a marca commerciale (https://business.veronafiere.eu/veronafierenet/business/download/press/TabellaPLperCS.pdf), ben evidente nelle catene distributive nei brik, mentre nel settore delle bottiglie spesso si ricorre a etichette di fantasia che possono o meno riportare il marchio della catena distributiva (con etichette che sono prodotte dalle cantine in esclusiva per le catene, una esclusiva che può limitarsi alla distribuzione di esse o estendersi alla loro proprietà).

Nel comparto delle bottiglie hanno una propria linea, con marchio di fantasia: Coop, Conad, Selex, Carrefour, Despar, Finiper, Il Gigante, Billa, C3, Unes.

Vendono vino in etichette realizzate in esclusiva: Coop, Conad, Esselunga, Auchan, Simply, Pam, Agorà, Bennet, ed altri. Si tratta di decine e decine di etichette che spesso non sono riconducibili dal consumatore alla catena distributiva che li vende in scaffale, ma che testimoniano un forte impegno della Gdo nel settore vino e una solida collaborazione tra cantine e Gdo.

Sulla qualità dei vini sia di marca che di marca commerciale si è espresso il campione italiano in carica dei sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier, Dennis Metz, che nel corso del convegno ha realizzato una degustazione cieca di vini acquistati in Coop, Carrefour, Conad e Selex. La degustazione di Metz ha dimostrato non solo che in Gdo sono ormai comunemente in offerta i vini “alti” delle cantine più quotate, ma che anche il livello qualitativo dei vini a marca commerciale sta crescendo sempre più (gli otto vini: Gewurtztraminer, etichetta “Le Vie dell’Uva” (Gruppo commerciale Selex); Chianti Cecchi, acquistato in Carrefour; Chianti etichetta “Al Tralcio antico” (Carrefour); Brunello della Cantina Banfi, acquistato in Coop; Brunello Leonardo da Vinci, prodotto in esclusiva per Coop; Barolo Marchesi di Barolo, acquistato in Conad; Barolo etichetta “Miniato” prodotto in esclusiva per Conad; Barolo “Le vie dell’Uva”, Gruppo commerciale Selex).

L’altro elemento importante, emerso dal convegno, è quanto sta facendo e quanto potrà fare la Gdo nel veicolare il vino italiano all’estero. Diverse catene italiane riescono ad esportare vino italiano pur non disponendo di punti vendita propri all’estero, utilizzando alleanze e rapporti con catene straniere: Conad, Iper, Il Gigante per esempio. Mentre altre sfruttano il rapporto con la propria casa madre per esportare vino italiano: è il caso di Carrefour, Auchan e Despar. A ciò si aggiunga che la Gdo straniera può stringere rapporti diretti con le cantine italiane per il vino italiano della propria marca commerciale.

RILANCIARE LE VENDITE IN ITALIA ED USARE LA GDO PER AUMENTARE L’EXPORT

La ricerca di SymphonyIRI riferisce anche di un calo delle promozioni nella Gdo, un dato che deve far riflettere, come ha detto nel corso del convegno il rappresentante di Federdistribuzione (la maggiore associazione della Gdo italiana) a Vinitaly, Alberto Coldani (che è anche Direttore Acquisti PGC di Carrefour): “E’ evidente il tentativo da parte dei produttori e della distribuzione di ricercare un nuovo equilibrio tra vendite e redditività: questo processo deve essere sviluppato nel 2013 con una collaborazione più forte tra le due parti in causa, che sia espressione dei bisogni dell’industria da un lato e, dall’altro, della conoscenza dei clienti patrimonio della distribuzione”.

Preoccupa anche il calo del consumo di vino degli italiani negli ultimi anni, che però se bevono meno, bevono meglio ed in un modo differente di cui bisogna saper tener conto, come ha auspicato Lamberto Gancia, Presidente Federvini: “La sfida per il 2013 sarà continuare a valorizzare la qualità dei prodotti italiani, partendo dall’educazione al bere responsabile attraverso la scoperta e la conoscenza delle tipicità, una divulgazione focalizzata sulla qualità dei prodotti, lo sviluppo dei consumi in Italia abbinati allo stile mediterraneo”.

Un parere condiviso da Giancarlo Gramatica di SymphonyIRI: “Bisogna investire sul prodotto/alimento Vino, investire in comunicazione, investire in nuove occasioni di consumo, senza abbandonare la tradizione”.

La collaborazione tra cantine e Gdo sarà comunque cruciale, come ha sottolineato Domenico Zonin, Presidente di Unione Italiana Vini: “Il momento di crisi rappresenta un’opportunità straordinaria per rafforzare il dialogo tra la filiera vino e la distribuzione. La Gdo è un partner e un interlocutore privilegiato per le cantine, non solo perché oggi veicola il 70% del vino che viene consumato a casa, ma perché è il soggetto che può supportare i produttori nell’azione di formazione e corretta informazione sulle valenze non solo emozionali del vino, ma anche sugli sforzi che la maggioranza delle imprese continuano a sostenere per certificare i processi produttivi in ottica qualitativa e di sostenibilità”.
Una collaborazione, quella tra produttori e distributori, che si gioca molto su prezzi, promozione e comunicazione, come ha ricordato Roberto Fiammenghi, Consigliere Delegato Food di Coop: “Oltre a dover contrastare una crisi generalizzata dei consumi, non va trascurata la necessità di continuare a contrastare la crisi economica: pertanto andrà trovato un giusto mix tra un’offerta economica, che in Coop è quella che sta sostenendo le vendite complessive, e l’offerta di alta qualità con la giusta proposta promozionale per questa fascia di prezzo”.
Un 2013 che sarà comunque l’anno dei vini a marca commerciale, che in Conad stanno registrando un notevole successo, come ha dichiarato Giuseppe Zuliani, Direttore Marketing e Marca Commerciale di Conad: “Il 2012 è stato l’anno di consolidamento della nostra Marca Commerciale vino, con il lancio di 57 nuove etichette a marchio proprio affidate a circa 30 cantine di produzione. Importante il dato di quota dei Marchi Commerciali di Conad che rappresentano ormai circa il 20% nel segmento dei Vini di Qualità (Doc, Docg, Igt e Igp), più del 15% negli Spumanti e di oltre il 43% nel vino comune”.

Ma se le vendite di vino aumentano sensibilmente solo nell’export, è possibile aumentare la presenza del prodotto made in Italy sugli scaffali della Gdo Estera?

Una relazione sul tema è stata presentata al convegno da Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWhatch.it, che ha riferito della presenza del vino italiani nei supermercati italiani: “Il problema dei vini all’estero si chiama coordinamento. Ogni produttore cerca di referenziare il suo prodotto in modo individuale e con retailer che spesso non segmentano l’offerta per Paese, il prodotto italiano non è riconoscibile. Non basta aspettare la promozione del made in Italy, il problema è l’attività di comunicazione e promozionale tutto l’anno. Forse sarebbe il caso di fare un coordinamento generale degli istituti preposti alla promozione che forniscano indicazioni chiare anche su come evidenziare Italia sull’etichetta”.

Sull’esigenza di coordinamento nell’export ha insistito anche Lamberto Gancia: “I nostri prodotti infatti poco presenti nella grande distribuzione, ma gli spazi di miglioramento sono sicuramente ampi. La parola chiave è ancora una volta coordinamento, per rafforzare l’efficacia delle numerose attività di promozione, alimentate anche dai fondi OCM”.

L’assenza di punti vendita di catene italiane all’estero è sicuramente penalizzante, ma molto può essere fatto in questo campo, come ha ricordato Domenico Zonin: “Alcuni grandi gruppi hanno stretto partnership con le istituzioni italiane per una diffusione dei prodotti tradizionali, altri si stanno impegnando per un allargamento del portafoglio italiano, sulla scorta del fatto che anche i consumatori esteri stanno richiedendo sempre più varietà sugli scaffali”.

Uno di questi gruppi è senza dubbio Auchan che da anni esporta vino italiano: “Esportiamo in 11 Paesi – ha dichiarato nel suo intervento Andrea Montanari, responsabile Import & Export di Auchan – Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo, Polonia, Ungheria, Russia, Romania, Ucraina, Cina e Taiwan. Per quanto riguarda il prodotto vino, ha raccolto un grande successo il Primitivo di Manduria, oltre a vini classici come il Chianti e il Lambrusco”.

PER INFORMAZIONI ALLA STAMPA:

Marco Fanini
Consulente Ufficio Stampa Veronafiere per Vino e Gdo
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Vinitaly, le imprese chiedono meno burocrazia e più sinergie

di Redazione -

- Verona 07 Aprile 2013 –

Con più di 4.200 espositori provenienti da oltre 20 Paesi, il comparto vitivinicolo italiano conferma Verona come piazza privilegiata per il business. Il presidente di Veronafiere, Ettore Riello: «Con 385mila imprese, un fatturato aggregato di 10 miliardi di euro e un export che vale 4,7 miliardi, il settore vitivinicolo sta meglio di altri, ma non si deve pensare che questo sia sufficiente; c’è molto da fare per il mercato interno e l’export». Il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, intervenuto all’inaugurazione: «Siamo fortissimi sui mercati storici, come Usa e Germania, ma siamo indietro nei nuovi mercati come Asia e Cina. Dobbiamo lavorare per recuperare terreno, dobbiamo fare meglio sistema, e non disperdere le risorse. A Bruxelles abbiamo ottenuto la conferma della dotazione finanziaria per la promozione, sono per l’Italia quasi 400 milioni su base annua di risorse destinate all’Ocm vino nell’arco di sette anni». Fra le priorità per il settore il taglio della burocrazia, che «pesa» per 100 giorni lavorativi, 6 centesimi a bottiglia, due chilogrammi di carta per ogni litro.

Verona, 7 aprile 2013 – Vinitaly, la manifestazione fieristica più importante al mondo per il vino italiano, ha aperto i battenti e fino a mercoledì rappresenterà la vetrina per consumatori e buyer. Con 4.200 espositori provenienti da 20 Paesi, il comparto vitivinicolo italiano conferma Verona come piazza privilegiata per il business. Ma il segnale che è fortemente emerso dall’inaugurazione della 47ª edizione di Vinitaly (7-10 aprile), moderata da Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del TG1 Rai, è che serve una scossa al sistema Italia, per consentire alle imprese di ripartire. Tagliando innanzitutto una burocrazia soffocante, che, secondo diversi calcoli, «pesa» per 100 giorni lavorativi, 6 centesimi a bottiglia, due chilogrammi di carta per ogni litro di vino che si sposta sull’asse produttore-consumatore.

«Il ruolo delle fiere è strategico – ha affermato il presidente di Veronafiere, Ettore Riello – e non si può dimenticare che complessivamente durante le fiere si chiudono accordi per circa 60 miliardi di euro di fatturato e dalle fiere internazionali passa il 15 per cento dell’export italiano. Questo è emerso chiaramente anche da un recentissimo sondaggio ISPO su un campione di 400 imprenditori ci dice che il 94 per cento delle imprese interpellate considera le fiere il canale più efficace per promuovere le proprie attività all’estero».

In questa ottica Veronafiere, ricorda Riello, «ha stretto accordi strategici con Sace e Simest e, in questa edizione di Vinitaly, ospita una importante delegazione del commercio estero cinese, perché, restando in ambito vitivinicolo, con 384mila aziende e un fatturato aggregato di 10 miliardi di euro, l’export rappresenta 4,7 miliardi, cioè il 50 per cento del totale, contro una media europea del 18 per cento».

In un momento di così grande difficoltà, ha proseguito Riello, «effettivamente questo è un settore che sta andando meglio di altri, registrando un incremento su quello che è il numero degli addetti».

Numeri che proiettano l’Italia primo produttore mondiale di vino e Verona, con Vinitaly, «la città simbolo del vino, in cui il vino è inserito nella vita della città», come ha ricordato il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Non solo, anche perché Verona, rappresenta il 45 per cento del panorama fieristico agroalimentare in Italia.

Uno scenario positivo per il vino, «cresciuto del 5 per cento nell’ultimo anno, che però ha bisogno di aiuto, anche dall’Unione europea, ma non sotto forma di aiuti a pioggia», ha affermato il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia. Il governatore del Veneto ha citato come esempio il Prosecco, «la cui produzione, grazie all’allargamento dell’area di coltivazione, è passata da 160 a 453 milioni di bottiglie; ora vediamo i francesi dello champagne nello specchietto retrovisore».

Se nel mirino c’è l’export, con i grandi vini a fare da apripista per il made in Italy, è chiaro che servono parallelamente sforzi per ridare al settore agroalimentare la centralità che merita, rappresentando il primo settore in chiave di Pil europeo. «Serve un’inversione di rotta – ha spiegato il vicepresidente della Commissione europee, Antonio Tajani – perché quattro milioni di imprenditori italiani devono contare di più in Europa. Per questo vigilerò che i debiti pregressi della Pubblica Amministrazione vengano pagati».

Per promuovere l’export bisognerà anche sconfiggere la piaga della contraffazione che, ha proseguito Tajani, «danneggia il cuore delle imprese, la salute dei consumatori e il sistema imprenditoriale, a vantaggio nove volte su dieci della malavita. Come Commissione europea stiamo cercando di stringere un accordo con la filiera agroalimentare dell’Ue, ma se questo non sarà possibile sarò costretto a intervenire, unitamente al commissario Cioloş, per via legislativa».

Contro la burocrazia è intervenuto anche il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania. «In tema di semplificazioni resta moltissimo da fare – ha sostenuto Catania – Il governo Monti ha fatto partire il processo tra mille difficoltà, ma le riforme fatte sono parziali e c’è molto cammino da fare».

Molto positiva l’attenzione di Vinitaly all’export e anche alla Cina. Un mercato, come ha confermato il ministro Catania, «nel quale c’è un grande spazio che si apre. Siamo fortissimi sui mercati storici, come Usa e Germania, ma siamo indietro nei nuovi mercati come Asia e Cina. Dobbiamo lavorare per recuperare terreno, dobbiamo fare meglio sistema, e non disperdere le risorse».

Poi, spazio a questioni più tecniche, come la liberalizzazione del diritto di impianto dei vigneti. «E’ uno scenario che abbiamo alle spalle – ha puntualizzato il ministro –. Abbiamo un percorso davanti in cui la regolamentazione resterà per non destabilizzare il comparto e per non delocalizzare il vigneto dalla collina alla pianura. A Bruxelles abbiamo ottenuto la conferma della dotazione finanziaria per la promozione, sono per l’Italia quasi 400 milioni su base annua di risorse destinate all’Ocm vino nell’arco di sette anni, che sono quelli della prossima programmazione della Pac».

Più difficile, invece, la risoluzione del problema dello zuccheraggio del vino, «dove ci siamo dovuti accontentare a livello europeo di qualche progresso, non di più».

 Comunicato Stampa del  Servizio Stampa Veronafiere

Tel.: +39.045.829.82.42 – 82.85

E-mail: pressoffice@veronafiere.it  www.vinitaly.it

SOMMARIO Anno 12 – n° 14 8 Aprile 2013

 

1.1 editoriale

38 esimo parallelo, venti di guerra

2.1 cereali

Cereali, listini in salita,

3.1 eventi

47° Vinitaly al via dal 7 aprile

4.1  lattiero caseario

Caseari: materie grasse in aumento. Formaggi stabili.:

5.1  SISMA EMILIA

Sisma Emilia, operazione trasparenza. -

6.1 Lattiero Caseario

Quote latte, rischio sforamento

7.1 vinitaly 7-10 Aprile. 

Il MIPAAF al Vinitaly

8.1 CFPR – cariche

Nessuna incompatibilità per Alai

38 esimo parallelo, venti di guerra

- di Lamberto Colla -

Parma 06 Aprile 2013 -

E’ di poche ore fa la notizia che l’esecutivo della Corea del Nord non sarà in grado di garantire la sicurezza dei diplomatici stranieri in caso di conflitto. A riferirlo è l’Ambasciata Britannica a Pyongyang dopo che si sono succeduti tutta una serie di mosse e contromosse militari scatenate dalle esercitazioni militari congiunte di Corea del Sud e USA.

  • La tregua del 1951 - 

Dapprima fu la dichiarazione di annullamento della tregua del 1951 e poi via via dichiarazioni sempre più bellicose seguite da spostamenti di basi missilistiche mobili della Corea del Nord con target l’isola di Guam e il Giappone.

  • Tensione sui mercati -

Segnali di conflitto imminente resi ancor più veritieri dalle tensioni che iniziano ad avvertirsi sui mercati internazionali delle materie prime strategiche; olii, burro e latte in polvere. Negli ultimi giorni si sono scatenate richieste di accaparramento di grandi quantitativi di questo prodotti indispensabili per l’alimentazione umana.

Ancora i prezzi non sono cresciuti ma il fermento di trattative e soprattutto le grandi quantità che vengono richieste non lasciano presagire nulla di buono.

- 10 aprile a rischio -

Il 10 aprile, l’ipotetica data di apertura del conflitto, è molto, troppo vicina. Forse è tutta propaganda ma la apprensione è reale.

Il segnale più concreto sta nel fatto che le enunciazioni di imminente conflitto arrivino direttamente da leader supremo, Kim Jong-un e non, come in passato, dal ministro degli esteri o da qualche altro portavoce.

  • Conclusioni - 

Un 38esimo parallelo sotto scacco nucleare. Già perchè quella che si preannuncia o meglio viene millantato dai nord coreani è appunto un conflitto nucleare. Infatti le rampe missilistiche sono state caricate con i vettori Musudan di medio raggio (4.000 km), peraltro non ancora testati, presentati in pompa magna durante la sfilata militare del 2010.

Dobbiamo soltanto sperare e pregare che i missili siano di carta pesta e che il tutto rimanga una semplice, folle provocazione propagandistica nord coreana.